No alla legge bavaglio
Un motivo di più: difendere la libertà dei blog
È giusto che, a proposito del disegno di legge sulle intercettazioni, si parli in primo luogo delle grandi questioni che investono l’assetto democratico del nostro paese: i favori ai criminali e ai corrotti (che restano, nonostante tutte le modifiche finora introdotte) e l’attentato alla libertà di stampa (i cui rischi sono stati ridotti, ma non eliminati dalle modifiche). È strano, però, che soltanto una parte dell’opinione pubblica si dimostri sensibile al pericolo rappresentato dalla norma (del tutto inverosimile, se non fosse vera) che introduce per i blogger l’obbligo di rettifica entro 48 ore dalla richiesta sotto pena di una sanzione di 12.500 euro.
I blogger costituiscono in tutto il mondo una voce che, rispetto alla difesa della cittadella della libertà, si è assunta, strada facendo, il compito che una volta spettava alle scolte che stavano di guardia sulle mura: quello di guardarsi intorno e di dare il più rapidamente possibile le notizie importanti. Chi avrebbe fatto la multa a una scolta che avesse sbagliato a segnalare un pericolo per troppa fretta o anche per incapacità? Si sarebbe corso il rischio di indurre la stessa scolta a starsene zitta in occasioni analoghe, quando magari il pericolo poteva essere reale.
Impaurire i blogger con una norma appropriata ai grandi giornali ha proprio questo scopo: quello di farli stare zitti la prossima volta. L’Italia finirebbe così nel novero di quei paesi dove l’uso di internet per dire la verità richiede il coraggio di una continua sfida. Non sarà il caso del mio blog, che non affronta questioni di attualità e, se dà giudizi, li dà su questioni letterarie (o, peggio, poetiche) notoriamente collocate all’ultimo gradino dell’attenzione sociale. Ma è il caso di una quantità imprecisata di blog amatoriali. Un paese libero deve volere che questi blogger continuino a guardarsi intorno e a dire quello che vedono.
Per questo aderisco all’appello contro la norma che vorrebbe ridurli al silenzio. Lo trascrivo qui sotto. Per firmarlo, cliccare qui.
L’appello “No legge bavaglio alla rete”
Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini
Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno
Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati
A tutti i Deputati
La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del cosiddetto ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.
La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.
Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà.
Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12 e 500 mila euro, infatti, significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici.
Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso
ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.
Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati. L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi.

