Ricordate la straordinaria commedia di Pirandello Il giuoco delle parti? Sì il “giuoco” era scritto proprio così, ma d’ora in poi io scriverò “gioco”. Il senso della commedia era che nella vita non si possono giocare contemporaneamente due parti se non con un rischio altissimo, quello di giocarsi la vita stessa e di morire.
La trama: Leone Gala, indifferente a tutto tranne che a spiegare ogni fatto con rigorosi procedimenti razionali, vive diviso – ma non legalmente separato – da sua moglie Silia e lascia che lei abbia un rapporto stabile con l’amante Guido Venanzi. Silia, tuttavia, è insoddisfatta e vorrebbe la morte del marito. Quando, per una serie di equivoci, viene insultata da un gruppo di giovani e, in particolare, dal marchese Aldo Miglioriti, ottimo spadaccino, cerca di rivolgere i fatti a proprio favore. Aiutata da Guido, spinge Leone a sfidare a duello Miglioriti. E Leone non solo non si rifiuta, ma accetta pienamente di proporre la sfida all’ultimo sangue. Al momento di recarsi al duello, tuttavia, Leone fa notare che, giocando la parte del marito, lui stesso ha fatto il suo dovere di sfidare Miglioriti, ma che adesso, giocando la sua parte di amante, deve essere Guido a difendere nel duello l’onore di Silia. E questo difatti avviene. Guido muore nel duello.
Ecco, nel processo nel quale Silvio Berlusconi è stato prosciolto dall’ accusa di aver corrotto con 600 mila dollari il testimone David Mills, i suoi avvocati hanno giocato due parti diverse. Come parlamentari – l’uno alla Camera dei Deputati, l’altro al Senato – hanno attivamente contribuito alla stesura e all’approvazione di una serie di norme che, permettendo all’allora premier di allungare i tempi del processo, avvicinavano la prescrizione. Come avvocati hanno utilizzato al massimo quelle norme e molti altri “trucchi del mestiere” per determinare nei fatti lo scadere dei tempi della prescrizione. E infatti il “Corriere della sera” scrive:
«Una sentenza così la impugno tutta la vita» dichiara a caldo l’avvocato Piero Longo, uno dei difensori di Silvio Berlusconi, che un’ora dopo, però, corregge il tiro («Una prescrizione a Milano per Berlusconi è un successo»).
Certo, l’avvocato, nel momento stesso nel quale aveva pronunciato quelle sue prime parole «a caldo», si era reso conto del fatto che stava giocando – diciamo così – con troppa verosimiglianza la parte dell’avvocato, decisamente in contrasto con quella del parlamentare che si era dato da fare per allungare i tempi del processo e ottenere proprio quel risultato: la prescrizione. Nulla sappiamo del travaglio intellettuale di Ghedini, ma anche lui deve aver provato la stessa difficoltà nel giocare due parti.
Eh sì, Pirandello aveva ragione. Tutti e due devono essersi resi conto che, a giocare due parti, si può morire: nel loro caso professionalmente, s’intende. Avendo prodotto, come parlamentari, il risultato della prescrizione, è sucesso che, come avvocati, sono morti. Quale innocente vorrebbe essere difeso da due tipi che cercano solo di non farlo assolvere?