nov 232012
 

Nei prossimi giorni tre appuntamenti importanti per il mio Viaggio all’osteria della terra.

Albano, 28 novembre, 17.30, Sala Giunta di Palazzo Savelli
Il 28 novembre sarà Carmelo Ucchino, scrittore e critico letterario, a presentare il mio libro. L’evento, organizzato dal Circolo Culturale “Enrico Berlinguer” Arte & Incontri, sarà introdotto dai saluti di Alessio Colini, delegato per la cultura del Comune di Albano. Io stesso leggerò una piccola antologia di testi tratti dal Viaggio all’osteria della terra, e sarò accompagnato dalla chitarra di Esra Tatlikan.

Genova, 1° dicembre, 17.30, Stanza della Poesia, Piazza Matteotti 78r
Il secondo incontro si svolge alla Stanza della Poesia di Palazzo Ducale. Questa volta, nel piccolo e raccolto ambiente della Stanza, ci sarà soltanto la mia voce a ‘eseguire’ le poesie del Viaggio all’osteria della terra. Farò una scelta antologica basata su assonanze di luoghi: la Stanza non è distante dal bellissimo Porto vecchio restaurato da Renzo Piano e le vie attorno, i carruggi che scendono da quella parte, sono proprio, come quelle della seconda sezione del mio libro, Vie amiche. E dunque via libera alle poesie che riguardano porti e strade, e magari strade ferrate. Con l’avvertenza – è ovvio – che la poesia non descrive e che quindi le assonanze non sono di contenuti, ma di invenzione.

Roma, 3 dicembre, 17.30, Sala della Crociera, via del Collegio Romano, 27
Il terzo evento è un concerto per voce recitante (la mia), flauto e violoncello. Il titolo, L’osteria della terra e altri luoghi dell’imperfezione, fa capire che i testi oggetto della performance, tratti sia dal mio libro più recente sia dagli altri, costruiranno un percorso centrato sulla bellezza dell’essere imperfetti, un’idea che reinterpreta in maniera positiva il nostro limite umano e che anima molte delle mie poesie e, ovviamente, dei miei pensieri.
Con Annalisa Spadolini già da qualche anno stiamo lavorando a un rapporto tra musica e voce nella esecuzione del testo poetico che sia più di integrazione che di accompagnamento. A livello teorico abbiamo esposto questa impostazione nell’intervento a due voci (tanto per non smentirci) Musica e poesia: una partitura nel testo parlato (qui l’intervento), presentato alla IV edizione del convegno internazionale Il fondamento filosofico del fare musica tutti nel sistema formativo (Roma, 31 marzo – 1° aprile 2011) dedicato al tema Musica, arti, creatività. Naturalmente, nella pratica è tutto un po’ più difficile, ma ormai l’intesa tra la mia voce e quella del flauto di Annalisa Spadolini aiuta a superare molti problemi. La ‘new entry’ del gruppo, Gabriella Pasini, già dalle prime prove si è inserita perfettamente in questa intesa e il 3 dicembre a Roma la performance si annuncia – non è immodestia: mi riferisco alla bravura delle musiciste – di notevole livello.

 

apr 142012
 

Il 21 aprile, alle 17.30, sarò alla “Stanza della poesia” di Palazzo Ducale a Genova per concludere il ciclo di letture dedicate alla “inutilità” della parola poetica e alla straordinaria forza che proprio da questa inutilità le deriva. Ho dedicato a questo argomento numerosi interventi in questo blog (qui l’ultimo) e non è il caso che mi ripeta. Voglio invece dedicare qualche parola alla “Stanza della poesia” di Genova e dare qualche indicazione in più sui brani che leggerò.

La “Stanza della poesia” è un piccolo ambiente che si apre con riservata discrezione sul fianco del Palazzo Ducale di Genova, dal lato di Piazza Matteotti. Le iniziative che vi si svolgono sono animate dalla musicista Claudia Pastorino e dal poeta Claudio Pozzani, infaticabile organizzatore del Festival della poesia di Genova che si svolge ogni anno a giugno, e hanno il sempre attento supporto della mamma di Claudio, Carla. È un ambiente intimo dove non c’è distanza tra chi legge e chi ascolta e dove la voce resta racchiusa, più che diffusa, dalle pareti coperte da scaffali pieni di libri.

La lettura Versi inutili e altre inutilità si basa sulle tre poesie contenute nel volumetto che ha lo stesso titolo. Ma non contiene solo queste poesie. Vi raccolgo i miei testi poetici che sono legati dal tema della “parola” e che sono tratti anche da La mente irretita e da Viaggio all’osteria della terra, il mio nuovo libro pubblicato da Manni e uscito in questi giorni. Devo anzi aggiungere, a proposito dei testi tratti da questo libro, che essi sono cresciuti proprio nel corso delle letture su Versi inutili e altre inutilità che ho tenuto in questi anni in Italia (a Roma, a Torino, a Cuneo, a Genzano, a Napoli, a Velletri e altrove). Sì sono cresciuti. Perché, a ogni lettura, sentivo il bisogno di modificare qua e là il ritmo dei versi, di cambiare una parola: insomma nei due anni trascorsi ho utilizzato queste occasioni, oltre che come espressione pubblica di quello che avevo scritto, anche come laboratorio privato di quello che stavo scrivendo. Naturalmente, a Genova leggerò la redazione definitiva di questi testi, quella uscita a stampa nel nuovo libro.
Sarà circa un’ora di lettura, quattordici poesie che ho composte negli ultimi dieci anni e che, ovviamente, non hanno tra loro alcun altro legame tranne quello che io ho attribuito loro a posteriori e in virtù del quale le ho messe una accanto all’altra, con una carezza, come si fa con i bambini per disporli a farsi fotografare insieme.

nov 262010
 

Il 2 dicembre, alle 18.00, Versi inutili, altre inutilità e altri versi. Alessandro Gentili e io presentiamo in anteprima a “La Scolastica” il mio nuovo libro, Versi inutili e altre inutilità e leggiamo poesie vecchie e nuove. Tra queste, La riva, finora inedita in Italia, ma inserita nella traduzione de La mente irretita da poco pubblicata in Francia (La pensée prise au piège, Marseille, Vagabonde).

nov 122010
 

Idoli della mente: forme d’isole, d’amore e di città, questo è il titolo che gli organizzatori di “Scrittorincittà” (manifestazione annuale di incontri tra autori e lettori) hanno dato alla lettura bilingue che Danièle Robert e io abbiamo fatto de La mente irretita e La pensée prise au piège.

Christian Tarting e Danièle Robert

Christian Tarting e Danièle Robert

L’incontro si è aperto con una serie di racconti. Manuela Vico, responsabile dell’Alliance Française di Cuneo, ha raccontato l’amore del circolo ‘L Caprissi per la cultura francese, Christian Tarting, docente di estetica all’università di Aix-en-Provence ha raccontato il modo in cui La mente irretita è capitata nelle mani di Danièle Robert e i motivi che l’hanno indotta a decidere di farne una traduzione integrale, Danièle Robert ha raccontato infine i criteri che ha seguito per realizzare la traduzione.
Dopo sono venute le letture bilingui che il pubblico cuneese, quasi tutto buon conoscitore della lingua francese, ha seguito con evidente emozione. Perché ‘L Caprissi è sì un circolo che fa della tradizione il suo punto forte, ma è anche un luogo incantato dove la parola poetica trova un’eco profonda. E tutti l’abbiamo avvertita.

giu 082010
 

L’11 giugno ho partecipato alla “Notte della poesia”, una grande festa dei versi “detti”, recitati e cantati che si svolge ogni anno nel centro storico di Genova nell’ambito del Festival internazionale di poesia grazie all’iniziativa (e all’inesauribile lavoro) di Claudio Pozzani.

Logo Notte della poesia

La mia lettura, La vita dell’isola e altre vite (versi tratti dalla prima sezione de La mente irretita) si è svolta alle 22.15, a Palazzo Nicolosio Lomellino, in via Garibaldi 7. Intanto, sin dalle sei di sera, la parte del centro storico di Genova che si sviluppa intorno a via Garibaldi si era riempita di pubblico e i palazzi si andavano illuminando per ospitare nelle loro sale o nei loro cortili letture e concerti.

Lo spazio nel quale Palazzo Nicolosio Lomellino ha ospitato la Notte della poesia è stato il suo cortile, aperto da un lato sulla strada e chiuso, dall’altro, su una grotta incorniciata da uno straordinario ninfeo formato da due tritoni che sorreggono volute con al centro quella che sembra una maschera del teatro antico (se fosse davvero così, la destinazione di questo luogo alla recitazione sarebbe proprio quella originaria). Nella grotta scorre una piccola vena d’acqua il cui suono, continuo e intermittente al tempo stesso, costituisce un accompagnamento perfetto alla voce umana.

Ninfeo di Palazzo Lomellino

Dopo un pomeriggio dedicato alla poesia dialettale, il programma della serata, seguito da circa settanta persone, è stato dedicato a un recital su Dino Campana, alla mia lettura e a quella del poeta siciliano (ma genovese di adozione) Angelo Guarnieri. In quelle ore, in altre decine di sale e di cortili la poesia, per una volta, la faceva da padrona.

mar 142010
 

giornata_poesia2010 Il 20 marzo, alle 19.00, la attivissima Biblioteca “Statuario” di via Squillace ha celebrato la Giornata mondiale Unesco della Poesia con una lettura che ha visto coinvolti tre poeti: chi scrive, Marzia Spinelli (redattrice di “Línfera” e autrice di Fare e disfare) e Francesco Onirige, vincitore con Macerie del Premio Nazionale di Poesia Quaderni di Línfera 2008.

Le letture sono state accompagnate da musiche eseguite al flauto da Monica Limongelli e alla chitarra da Antonella Tondi.

Organizzatrice della serata Luisa Marquardt, insegnante di Bibliografia e biblioteconomia all’Università di Roma Tre e appassionata responsabile della Biblioteca di via Squillace

Luisa è riuscita a riempire la non piccola sala attigua alla biblioteca di un pubblico attentissimo, che non ha avuto defezioni per tutta la durata della lettura, dalle sette alle nove del sabato sera. Segno di uno straordinario lavoro della biblioteca nel formare lettori e ascoltatori.

feb 162010
 

Prima di guardare. E dopo

Il 24 febbraio a Bussolengo e a Torino, e il 25 a Genova, due belle letture. Sono stati incontri di tipo molto diverso, ma con lo stesso titolo, Prima di guardare. E dopo. Il titolo, il filo che, nelle due occasioni, ha legato i testi, è tratto da un verso della poesia Hai ragione, Bruno che i libri. Ho scritto di recente (basta leggere qui) che «la poesia non descrive, agisce». Proprio questo carattere, insito nel suo stesso nome, fa sì che la poesia, senza farlo apposta, costituisca una sorta di punto di osservazione privilegiato. La realtà che essa non descrive, ma crea, è tutta mentale. Ed è, per questo, una poderosa istigazione a riflettere. Guardare da questo punto di osservazione può essere decisivo per chi vive in una società senza altra prospettiva che quella del “prodotto” e dell’efficienza. Il fatto è che, prima di guardare, tutti possono dire: «non lo sapevo». E dopo?
Sarà per questo che leggere poesia richiede sforzo. Non perché sia meno comprensibile della prosa, ma perché impegna, anche quando non sembra, a ripensare se stessi e il mondo.

Il luogo della rivelazione

Il 24 febbraio i miei amici di Torino e della Valle di Susa hanno voluto inserire un omaggio alle mie poesie nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario della fondazione del liceo “Norberto Rosa” che ha le sue sedi a Susa e a Bussoleno. Tre scuole hanno partecipato alla festa e collaborato alla lettura. Oltre al liceo “Rosa”, l’istituto professionale “Galilei”, che ha curato la parte organizzativa e la conduzione della giornata, e il liceo “Teatro Nuovo”, liceo artistico con indirizzo teatrale. A Bussoleno la mattina (Sala polivalente) e a Torino nel pomeriggio (Teatro Alfieri) quattro studenti-attori del Liceo “Teatro nuovo” di Torino, Alice Baronio, Alberto Greco, Camilla Nigro e Luca Viola, con la regia di Enrico Fasella, hanno messo in scena, con un bell’accompagnamento musicale, i testi di quindici poesie tratte da La mente irretita e da I segnalibri di Berlino.

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E i miei versi hanno cominciato un nuovo cammino. Ho già scritto che cosa significa ascoltare i versi “detti” e quale differenza ci sia tra questo ascolto e la lettura con gli occhi dalla pagina di un libro. Ho anche scritto quale emozione possa suscitare il mescolarsi della musica alla voce di chi legge: voce con voce, suono con suono, in un unico flusso di segni pur diversi tra loro.
Ma il cammino che la sperimentazione del Teatro nuovo ha fatto compiere ai miei versi è nuovo perché si è arricchito di un ulteriore universo di segni: del linguaggio gestuale. I gesti degli attori hanno aggiunto alla dimensione fonica quella spaziale, anzi, per la bravura del regista, hanno creato lo spazio adatto perché la dimensione fonica trovasse il suo luogo “naturale” per esprimersi. Unito al gesto, collocato in uno spazio che di volta in volta si espandeva ai quattro angoli del palcoscenico o si racchiudeva nel corpo dell’unico attore in quel momento recitante, ogni verso, più che detto, è stato “rivelato”, come se apparisse per cogliere lo spettatore impreparato di fronte a una emozione via via sempre più intensa.

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E ora una citazione di chi ha reso possibili le letture del 24 febbraio, letture che – bisogna dire – non hanno avuto solo il momento dello spettacolo, ma anche quello della presentazione e della riflessione sui testi.

Enzo Marvazo ha curato con intelligenza creativa tutta l’organizzazione e ha retto, dal vivo, le fila dei due eventi. Roberto Scollo ha fornito una interpretazione critica acuta e di ampio respiro dei due libri dai quali sono state tratte le poesie. Germana Erba, direttrice del Teatro nuovo, ha immesso nella realizzazione dello spettacolo tutta l’energia che anima la sua passione di artista e di persona di scuola.

E il luogo della confidenza

Il 25 febbraio ho letto una decina di poesie edite e inedite alla Stanza della Poesia di Genova, diretta da Claudio Pozzani con Claudia Pastorino. Parlare di un’atmosfera completamente diversa rispetto a quella del giorno prima è davvero poco. La Stanza della Poesia è un piccolo spazio  di una ventina di posti ricavato in un’ala di Palazzo ducale. È frequentato da habitués, lettori o autori di poesie, gente che di poesia ama parlare e che vuole capire.

In questo caso la mia voce non aveva altro accompagnamento che l’attenzione tesa di questo piccolo pubblico di habitués. Alla fine, senza aspettare che io lo chiedessi, ecco le domande, in particolare sulle suggestioni nate dalle poesie tratte da I segnalibri di Berlino.

Poi tutti a sciamare verso i carruggi che stanno lì sotto,, tranne la signora Pozzani, la mamma di Claudio. È stata lei a fermarsi per chiudere il pesante portone di legno di quel piccolo spazio di confidenza nella poesia.

set 192009
 

Il 22 settembre, alle 21.00, al Centro culturale di via 1° maggio di Marano sul Panaro, lettura insieme ad Antonella Kubler. Roberto Galaverni ha presentato l’incontro, che si è svolto nell’ambito dell’Anteprima del PoesiaFestival dell’Unione Terre di Castelli in provincia di Modena. Qui il programma.
A Marano sul Panaro le iniziative del PoesiaFestival, fortemente volute dal sindaco, Emilia Muratori, sono seguite con straordinaria passione, competenza e spirito di servizio da Ada Pelloni, responsabile del Settore Istruzione, Cultura e Assistenza del Comune.

Devo spendere qualche parola sulla mia compagna di lettura. «Antonella Kubler – scrive Giorgio Bàrberi Squarotti nella Prefazione al bel libro Un alambicco, per favore – si è inventata un genere poetico di tenace originalità, nell’essenzialità del ritmo e delle figurazioni sì prosciugati, ma per più efficacemente allora offrire il passaggio del discorso dal quotidiano e dal minimo dell’esperienza, delle considerazioni, dei commenti, delle situazioni che ogni giorno si incontrano, fino alla sentenza suprema, alla rivelazione sublime del senso del mondo e della vita».

Antonella ha letto poesie da Un alambicco per favore (Genesi, 2008) e da Polverine (Book, 2006). Nelle sue brevi poesie il suono di ogni verso è come se si staccasse da una realtà che avevamo accanto, ma ci era sfuggita, per raggiungerci dopo un processo di purificazione che fa diventare ogni parola – e non di rado il verso è costituito da una sola parola – assoluta, totale. È la parola che porteremo con noi, che ci aiuterà a capire. Forse, proprio per quella sua qualità, non avremo il coraggio di pronunciarla, ma non fa niente. Quando leggiamo i versi si Antonella Kubler, sentiamo che a poco a poco cominciamo ad appartenere a loro.

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Antonella Kubler

Non bisogna lasciarsi ingannare dalla brevità delle sue poesie. Non sono piccole poesie, ma intense poesie. E non deve ingannare neanche la leggerezza, a volte ironica, di certi versi: è la leggerezza con la quale le parole rappresentano la vita (è giusto che sia così, ce lo ha insegnato Calvino), ma la cosa rappresentata – la vita – non per questo pesa di meno. Se i contenuti delle poesie di Antonella Kubler fossero di metallo, quel metallo avrebbe un peso specifico molto alto, statene certi.

giu 172009
 

Il 26 giugno la Biblioteca civica di Rivoli si è riempita di poesia. “La Primavera dei poeti” (direttore artistico e coordinatore Laurent Léon, rappresentante in Italia dell’evento nazionale francese “Le Printemps des poètes”) ha riunito due poeti francesi di Grasse, Brigitte Broc e Yves Hugues, la poetessa cubana Velia Lechuga Rey e due italiani, Eleonora Manzin, presidentessa onoraria dell’associazione “Les Drôles” e chi scrive. Ha letto Piero Leonardi, accompagnato da Katia Zunino (arpa e percussioni). La Biblioteca ha curato l’organizzazione con Claudia Murabito.

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Mentre, fuori dalla Biblioteca, la giornata piovosa si concludeva con un crepuscolo umido e poi con una notte piuttosto fredda, l’arpa di Katia Zunino ha creato, nella sala di lettura, una calda e diffusa emozione. Il pubblico ha seguito le parole dei poeti, in un arcobaleno di tre lingue diverse, come sospeso, come se non ci fosse altro lì attorno che il suono di quelle parole – dette dai poeti e dette dalla voce profonda e gentile di Piero Leonardi – e di quella musica.

Non c’era un posto vuoto.

Nella quarta di copertina del programma c’era l’invito «Scrivi una poesia e fai un regalo». E qualcuno scriveva.

Alla fine, dopo due ore, nessuno voleva uscire.


mag 012009
 

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I segnalibri di Berlino – Berliner Lesezeichen presentati alla Fiera del Libro di Torino, il 18 maggio (guarda il programma sul sito della Fiera).

Cinzia Burzio e Maddalena Fumagalli hanno parlato del mio nuovo libro di poesie, edito da Campanotto. Cinzia Burzio ha sottolineato i rapporti tra le poesie di questo libro e quelle de La mente irretita. Maddalena Fumagalli ha messo in rilievo l’idea che emerge da queste poesie – ma anche dalla storia recente – di Berlino come metafora della Germania e dell’intera Europa.