<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Michele Tortorici &#187; Libri e articoli</title>
	<atom:link href="http://www.micheletortorici.it/blog/category/libri-e-articoli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.micheletortorici.it/blog</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sun, 29 Jan 2012 11:41:30 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Due poesie di Pascoli</title>
		<link>http://www.micheletortorici.it/blog/2011/01/02/due-poesie-di-pascoli/</link>
		<comments>http://www.micheletortorici.it/blog/2011/01/02/due-poesie-di-pascoli/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 02 Jan 2011 17:14:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri e articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.micheletortorici.it/blog/?p=934</guid>
		<description><![CDATA[La neve: un&#8217;immagine &#8220;leggera&#8221; del confondersi
di vita e morte

Passati i giorni di Natale e Capodanno, passati i giorni della neve, propongo la lettura di due poesie di Giovanni Pascoli che dalla neve prendono spunto, Ceppo e Orfano, tratte dalla raccolta Myricae pubblicata nel 1891 (sono la seconda e la quarta poesia della sezione Creature). Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="color: #666699;"><em><em>La neve: un&#8217;immagine &#8220;leggera&#8221; del confondersi<br />
di vita e morte<br />
</em></em></span></h4>
<p>Passati i giorni di Natale e Capodanno, passati i giorni della neve, propongo la lettura di due poesie di Giovanni Pascoli che dalla neve prendono spunto, <em>Ceppo</em> e <em>Orfano</em>, tratte dalla raccolta <em>Myricae</em> pubblicata nel 1891 (sono la seconda e la quarta poesia della sezione <em>Creature</em>). Non sono versi di festa. Hanno anzi al centro il tema della morte. Ma questo tema si intreccia con quello del sogno e con alcuni inconfondibili simboli della vita, il giardino fiorito e il fuoco. Il senso di queste due poesie si sposta perciò su un piano diverso.</p>
<p><a href="http://www.micheletortorici.it/blog/wp-content/uploads/2011/01/Pascoli.jpg"><img class="size-full wp-image-953 alignnone" title="Pascoli" src="http://www.micheletortorici.it/blog/wp-content/uploads/2011/01/Pascoli.jpg" alt="Pascoli" width="76" height="112" /></a></p>
<p>L’uso della neve come immagine del confondersi di vita e morte, cioè del divenire intorno a noi, è ben più antico di queste poesie: la sua origine è nei bellissimi versi conclusivi del primo capitolo del <em>Triumphus mortis</em> di Francesco Petrarca. Eccoli:</p>
<p><span style="color: #ffffff;">..</span>Pallida no, ma più che neve bianca<br />
che senza venti in un bel colle fiocchi,<br />
parea posar come persona stanca:<br />
<span style="color: #ffffff;">..</span>quasi un dolce dormir ne’ suo’ belli occhi,<br />
sendo lo spirto già da lei diviso,<br />
era quel che morir chiaman gli sciocchi:<br />
<span style="color: #ffffff;">..</span>Morte bella parea nel suo bel viso.</p>
<p>Come è noto, questa immagine petrarchesca richiama a sua volta un verso di Guido Cavalcanti (nel sonetto <em>Biltà di donna e di saccente core</em>): «e bianca neve scender senza venti»; verso ripreso, prima che da Petrarca, da Dante nel XIV canto dell’<em>Inferno</em> (v. 30): «come di neve in alpe sanza vento». Di questi due versi apparentemente quasi identici, Italo Calvino ha ricordato a suo tempo (1985), nel testo sulla <em>Leggerezza</em> delle sue <em>Lezioni americane</em>, la profonda diversità. Il secondo, con il «come» che lo introduce, «rinchiude tutta la scena nella cornice d&#8217;una metafora, ma all&#8217;interno di questa cornice essa ha una sua realtà concreta, così come una realtà non meno concreta e drammatica ha il paesaggio dell&#8217;Inferno sotto una pioggia di fuoco, per illustrare il quale viene introdotta la similitudine con la neve». Nel verso di Guido Cavalcanti, invece, «l&#8217;aggettivo &#8220;bianca&#8221;, che potrebbe sembrare pleonastico, unito al verbo &#8220;scendere&#8221;, anch&#8217;esso del tutto prevedibile, cancellano il paesaggio in un&#8217;atmosfera di sospesa astrazione». È il linguaggio della «leggerezza» che Cavalcanti, nella lettura di Calvino, ha donato alla nostra letteratura.</p>
<p>Ora, i versi di Petrarca riprendono la leggerezza del verso di Cavalcanti e proprio per questo la neve viene usata per confondere nel lettore la percezione della vita e della morte: non si sa più, nel divenire intorno a noi, se quella di cui leggiamo sia vita o sia morte. Ma una cosa è certa: nelle parole di Petrarca si tratta di «quel che morir chiaman gli sciocchi». E noi non vogliamo essere «sciocchi».</p>
<p>Pascoli, dicevo, conosce bene questa storia dell’immagine della neve associata a «quel che morir chiaman gli sciocchi». Anzi, vuol farci sapere che la conosce. E dunque, nella prima delle due poesie riportate, <em>Ceppo</em>, richiama, con le due penultime rime, le rime del <em>Triumphus mortis</em> petrarchesco (bianca/stanca – stanca/bianca). Chi non se ne fosse ancora accorto, a questo punto, alla fine della poesia, deve capirlo. La Madonna che, con Gesù in braccio, la notte di Natale visita una madre che muore &#8211; anzi, <em>mentre</em> muore &#8211; si colloca su un discrimine che solo un&#8217;immagine di leggerezza può additare (non &#8220;descrivere&#8221;, solo &#8220;additare&#8221;) in una commistione di realtà e sogno persino dichiarata nell&#8217;ultimo verso della poesia. Anche l&#8217;orfano, per opera delle parole della vecchia, si colloca in quel discrimine. E anche per lui realtà e sogno si mischiano nella leggerissima immagine del giardino.</p>
<p>Ecco allora le due poesie, nel testo tratto dall’edizione: Giovanni Pascoli, <em>Poesie</em>, Oscar Classici, Arnoldo Mondadori editore, Milano 1974, III edizione.</p>
<p><strong><em>Ceppo</em></strong></p>
<p>È mezzanotte. Nevica. Alla pieve<br />
suonano a doppio; suonano l’entrata.<br />
Va la Madonna bianca tra la neve:<br />
spinge una porta; l’apre: era accostata.<br />
Entra nella capanna: la cucina<br />
è piena d’un sentor di medicina.<br />
Un bricco al fuoco s’ode borbottare:<br />
piccolo il ceppo brucia al focolare.</p>
<p>Un gran silenzio. Sono a messa? Bene.<br />
Gesù trema; Maria si accosta al fuoco.<br />
Ma ecco un suono, un rantolo che viene<br />
di su, sempre più fievole e più roco.<br />
Il bricco versa e sfrigge: la campana,<br />
col vento, or s’avvicina, or s’allontana.<br />
La Madonna, con una mano al cuore,<br />
geme: Una mamma, figlio mio, che muore!</p>
<p>E piano piano, col suo bimbo fiso<br />
nel ceppo, torna all’uscio, apre, s’avvia.<br />
Il ceppo sbracia e crepita improvviso,<br />
il bricco versa e sfrigola via via:<br />
quel rantolo&#8230; è finito. O Maria stanca!<br />
bianca tu passi tra la neve bianca.<br />
Suona d’intorno il doppio dell’entrata:<br />
voce velata, malata, sognata.</p>
<p><strong><em>Orfano</em></strong></p>
<p>Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca.<br />
Senti: una zana dondola pian piano.<br />
Un bimbo piange, il piccol dito in bocca;<br />
canta una vecchia, il mento sulla mano.<br />
La vecchia canta: Intorno al tuo lettino<br />
c’è rose e gigli, tutto un bel giardino.<br />
Nel bel giardino il bimbo s’addormenta.<br />
La neve fiocca lenta, lenta, lenta.</p>
<p>Di questa poesia, nella <em>Nota</em> alla sesta edizione (1903), Pascoli cita la traduzione di «un gentile amico, Domenico Mosca. In che lingua? In una lingua fraterna», dunque nel dialetto romagnolo.</p>
<p><em>La naiv, dadora, flocca flocca flocca: </em><br />
<em>taidla: üna chüna in stüva va vi e nan. </em><br />
<em>Un pitschen crida, cul daitin in bocca; </em><br />
<em>la nonna chanta, cul misun sül man.</em><br />
<em>La nonna chanta: Intuorn a teis lettin, </em><br />
<em>da rosas, gilgias es ün bel zardin. </em><br />
<em>Nel bel zardin il pitschen &#8217;s drumanzet. </em><br />
<em>Dador la naiv flocca planet planet.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.micheletortorici.it/blog/2011/01/02/due-poesie-di-pascoli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Stereotipi della poesia</title>
		<link>http://www.micheletortorici.it/blog/2010/04/05/stereotipi-della-poesia/</link>
		<comments>http://www.micheletortorici.it/blog/2010/04/05/stereotipi-della-poesia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 16:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri e articoli]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.micheletortorici.it/blog/?p=655</guid>
		<description><![CDATA[Giudizi e pregiudizi tra tolleranza e indifferenza
C’è una tendenza a giudicare oggi la poesia con la stessa considerazione che a suo tempo dai conquistatori europei del Nuovo mondo veniva riservata alle religioni dei nativi o, più tardi, da parte dei piantatori (sempre europei e sempre nel Nuovo mondo) si accordava alle altre religioni degli schiavi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="font-family: Georgia; line-height: normal; font-size: small; padding: 0px; margin: 0px;"><span style="color: #3366ff;"><em>Giudizi e pregiudizi tra tolleranza e indifferenza</em></span></h4>
<p>C’è una tendenza a giudicare oggi la poesia con la stessa considerazione che a suo tempo dai conquistatori europei del Nuovo mondo veniva riservata alle religioni dei nativi o, più tardi, da parte dei piantatori (sempre europei e sempre nel Nuovo mondo) si accordava alle altre religioni degli schiavi provenienti dall’Africa: perdite di tempo alle quali si poteva anche accondiscendere, a condizione che riti e cerimonie non disturbassero le attività accreditate come “produttive” presso il buon senso comune e che restassero confinate in un ambito considerato di natura sub-umana, se non prettamente ferina.</p>
<p>Ecco, l’idea che si ha oggi comunemente della poesia è che sia una sorta di animismo sostanzialmente innocuo, ma da non diffondere perché la sua inutilità e improduttività sono comunque di cattivo esempio.</p>
<p>Questa tendenza è accompagnata da due pre-giudizi che sembrerebbero smentirla e invece decisamente la confermano. Entrambi derivano dal considerare la poesia, romanticamente (?), sinonimo di “eccesso”, di “sregolatezza”, di &#8220;sproporzione&#8221; rispetto alla normalità del reale e così via.</p>
<p>Capita così che si servano del concetto di poesia – come scrive Giancarlo Majorino ne <em>La dittatura dell’ignoranza</em> – «per tutto ciò che evoca grandezza, purezza, somma bravura eccetera, tant’è che, immergendoci nell’imbarazzo, si può sentir parlare di “poeta delle nevi”, di “poesia della pizza”, di ogni cantautore quale poeta. Trattandosi di un regime autoritario ponente al centro di tutto la merce, le cose, il potere e altre bellezze del genere, non stupiscono – conclude Majorino – tali attribuzioni idiote, testimonianti la non-conoscenza dello scrivere in versi» (p. 55).</p>
<p>Il secondo pre-giudizio porta addirittura alla pubblicità. Leo Hickman ha notato qualche mese fa sul “Guardian” (<a title="Poetry &amp; advertising" href="http://www.guardian.co.uk/tv-and-radio/2009/dec/02/rise-poetry-in-advertising" target="_blank"><em>The rise of poetry in advertising</em></a>, 2 dicembre 2009) che «molte aziende, incluso McDonald&#8217;s, si stanno orientando verso la poesia per pubblicizzare i loro prodotti» e si domanda (e domanda ad alcuni poeti) se questo sviluppo sia ben accolto. Le risposte che riceve non sono per la verità strettamente pertinenti, ma quello che colpisce nell’uso della “poesia” in pubblicità sono due cose: la strapotenza della rima e, ancora una volta, l’idea di “eccesso” e “sregolatezza”. Stereotipi da far riconoscere a tutti i costi, come una ballerina africana necessariamente ricoperta di banane. In Italia, una fortunata campagna pubblicitaria di una nota azienda automobilistica, realizzata da un notissimo showman, si basava proprio sulla recitazione di una poesia da parte di un presunto poeta di lingua presuntivamente francese. Lui eccessivo e sregolato. La pubblicità ributtante, ma istruttiva.</p>
<p>Ora, il fatto è che nei casi citati da Hickman, in quello che ho appena ricordato (e certamente in tutti gli altri che non mi vengono in mente e che non conosco), quando si tratta di pubblicità, si parla di poesia proprio nel senso che io ho cercato di definire all’inizio. I poeti hanno, in pubblicità, la stessa funzione che ha una ben nota maschera di gorilla negli spot di un famoso aperitivo: si tollerano la sua invadenza e le sue battutacce proprio perché è un gorilla.</p>
<p>Ecco, questo è l’atteggiamento nei confronti della poesia: la parola giusta è “tolleranza”. Si può accettare, basta non esagerare. Guai a far sedere quel gorilla in mezzo a persone serie che hanno il loro da fare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.micheletortorici.it/blog/2010/04/05/stereotipi-della-poesia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La poesia non descrive, agisce</title>
		<link>http://www.micheletortorici.it/blog/2010/02/13/la-poesia-non-descrive-agisce/</link>
		<comments>http://www.micheletortorici.it/blog/2010/02/13/la-poesia-non-descrive-agisce/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 10:06:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri e articoli]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.micheletortorici.it/?p=489</guid>
		<description><![CDATA[Postilla a una lettura sul paesaggio 
L’altra sera sono stato invitato a leggere quattro o cinque poesie,  nella saletta della Biblioteca comunale di Velletri. La lettura era  nell’ambito di una manifestazione organizzata dal circolo “La Spinosa per l&#8217;Ambiente&#8221; e  intitolata Prima che l’incanto sparisca. Si trattava di  difendere uno straordinario “balcone” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><em><span style="color: #3366ff;">Postilla a una lettura sul paesaggio </span></em></h4>
<p>L’altra sera sono stato invitato a leggere quattro o cinque poesie,  nella saletta della Biblioteca comunale di Velletri. La lettura era  nell’ambito di una manifestazione organizzata dal circolo “<strong>La Spinosa</strong> per l&#8217;Ambiente&#8221; e  intitolata <em>Prima che l’incanto sparisca</em>. Si trattava di  difendere uno straordinario “balcone” di Velletri affacciato verso sud,  un “balcone” dal quale si vedono, da una parte, i monti Lepini e,  dall’altra, il Circeo e le isole pontine. Nei giorni di foschia, le  isole non si vedono più e tutto il resto sembra galleggiare su un’onda  azzurra e appare come un incantesimo. Ora, il fatto straordinario è che  questo “balcone” non si trova sul pendio di un colle fuori dalla città,  ma si offre a chi passa lungo una delle vie del centro storico. Al suo  posto, è prevista la costruzione di un parcheggio in parte interrato e  in parte sopraelevato: tre piani destinati a oscurare per sempre una  vista amata e celebrata – e dipinta – da pittori e vedutisti del Sette e  dellOttocento e, soprattutto, cara a tutti gli abitanti di Velletri.</p>
<p>Il caso vuole che una delle mie poesie, <em>Oggi che la pianura</em> (si trova ne <a title="I miei libri di poesie" href="../home/libridipoesie" target="_blank"><em>La  mente irretita</em></a>), sia stata scritta proprio in relazione a quel  “balcone” e a quella vista. Da qui l’invito. Che ho accolto molto  volentieri, ma al quale voglio ora rispondere con una postilla che, in  poche parole (forse troppo poche), ho esposto anche ai presenti alla  manifestazione.</p>
<p>Il fatto è che la poesia non descrive la realtà. Da questo punto di  vista, qualche capzioso avrebbe potuto notare che la mia presenza lì era  incongrua. In effetti la poesia, piuttosto, tramuta la realtà o, più  semplicemente, la fa. Il verbo greco poiéin significa, per l’appunto,  fare. E giustamente, in un intervento del 2004, Franco Loi ricorda:  «Perché i greci l’han chiamata ‘fare’? Potevano chiamarla composizione o  elaborato o racconto ecc. Ma, come sappiamo da Socrate, le parole  antiche sono le più vicine alla sostanza e al senso delle cose. La  poesia agisce».</p>
<p>Ed è proprio così. La poesia non descrive, ma «agisce». E in che cosa  consiste il suo “agire”? Sembrerebbe complicato rispondere a questa  domanda, ma basta dire che  il suo “agire” consiste nel “creare”,  perché, come è del tutto evidente, la poesia “fa” da nulla. Da questo  suo “fare” partendo da nulla dipendono sia la sua profonda necessità di  un rito (le regole, quando c’erano, o sempre, la musica) sia la sua  assoluta inutilità.</p>
<p>Qualcuno potrà pensare che con questo carattere della inutilità della  poesia sono un po’ fissato (basta guardare quello che ne ho scritto <a title="Dov'è La poesia?" href="../2009/12/22/dove-la-poesia" target="_blank">qui</a>). Ma non è così. In questo caso deduco la sua  inutilità dal dato di fatto che il suo “creare”, a differenza di quello  che viene attribuito alla divinità o alla natura, non produce nulla. La  poesia, insomma, viene dal e approda al nulla, ma lo fa attraverso un  processo che è ben diverso da quello dell’esistere che ha, in quanto  “esistenza” concreta, una fase in cui la realtà c’è e si percepisce. Si  potrebbe dire che la poesia approda al nulla prima ancora di esistere e  che proprio per questo è, più e oltre che una grande metafora  dell’esistenza, il grande specchio dove possiamo vedere, in forma – per  così dire – accelerata, il nostro divenire e restarne, al tempo stesso,  affascinati e sconvolti.</p>
<p>E dunque, seppur certamente “inutile”, in particolare ai fini  urbanistici propri di quella manifestazione, la mia presenza lì non era  incongrua. Nei miei versi non c’è davvero una “descrizione” della  pianura che si estende tra Velletri e il Circeo, ma quella pianura  “creata” dalla poesia, proprio per il suo essere nulla, per il suo  essere  del tutto deresponsabilizzata da ogni rapporto con ciò che  concretamente esiste, può suggerire all’immaginazione persino di più di  quanto non possa fare, con la sua pur cangiante bellezza, la vista  determinata e “fattuale” che si gode dal “balcone” di Velletri.</p>
<p>E, mi sembra, il pubblico lo ha avvertito.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.micheletortorici.it/blog/2010/02/13/la-poesia-non-descrive-agisce/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dieci poesie de La mente irretita su una rivista francese</title>
		<link>http://www.micheletortorici.it/blog/2009/06/30/poesie-de-la-mente-irretita-su-una-rivista-francese/</link>
		<comments>http://www.micheletortorici.it/blog/2009/06/30/poesie-de-la-mente-irretita-su-una-rivista-francese/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 08:09:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri e articoli]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Francese]]></category>
		<category><![CDATA[Traduzioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.micheletortorici.it/?p=221</guid>
		<description><![CDATA[È uscito il 30 maggio a Marsiglia &#8220;Il Particolare 19 &#38; 20&#8243;, fascicolo di giugno 2009 di una originale rivista francese di «Art – Littérature – Théorie critique», per usare le parole del suo sottotitolo. Al primo posto, tra le molte sezioni e gli articoli che occupano le oltre duecentocinquanta pagine del fascicolo, La Pensée [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È uscito il 30 maggio a Marsiglia &#8220;Il Particolare 19 &amp; 20&#8243;, fascicolo di giugno 2009 di una originale rivista francese di «Art – Littérature – Théorie critique», per usare le parole del suo sottotitolo. Al primo posto, tra le molte sezioni e gli articoli che occupano le oltre duecentocinquanta pagine del fascicolo, <em>La Pensée prise au piège</em>, una sostanziosa antologia di dieci poesie tratte da <em>La mente irretita</em>, presentate con la traduzione a fronte di Danièle Robert (<a href="http://www.micheletortorici.it/wp-content/uploads/2009/05/particolare-1920-mai09-presentation.pdf">qui</a> il sommario della rivista; <a title="Recensione &quot;Il Particolare&quot; 19&amp;20" href="http://www.sitaudis.fr/Parutions/il-particolare-dix-ans-deja.php" target="_blank">qui</a> una recensione al fascicolo de &#8220;Il Particolare&#8221; con la citazione della traduzione della poesia <em>Le parole che ho letto</em>, tratta dalla sezione <em>Come ogni giorno</em> de <em>La mente irretita</em>).</p>
<p>Danièle Robert è autrice, tra l&#8217;altro de <em>Le chants de l&#8217;aube de Lady Day</em> (1993), straordinaria e appassionata biografia di Billie Holiday. Traduce dall&#8217;inglese, dal latino e dall&#8217;italiano. Nel 2007 ha ricevuto il <span class="prix_litt">prix Jules Janin dell’Académie française</span> <span class="prix_auteur_ssl">per la traduzione di Ovidio,</span> <a class="prix_titre" href="http://www.actes-sud.fr/ficheisbn.php?isbn=9782742762552"> </a><em><span class="prix_titre">Lettres d&#8217;amour, lettres d&#8217;exil</span></em>.</p>
<p><a href="http://www.micheletortorici.it/wp-content/uploads/2009/05/ovide-robert.jpg"><img class="size-full wp-image-224 alignnone" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="ovide-robert" src="http://www.micheletortorici.it/wp-content/uploads/2009/05/ovide-robert.jpg" alt="ovide-robert" width="103" height="151" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.micheletortorici.it/blog/2009/06/30/poesie-de-la-mente-irretita-su-una-rivista-francese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>2009: È uscito I segnalibri di Berlino</title>
		<link>http://www.micheletortorici.it/blog/2009/05/01/2009-e-uscito-i-segnalibri-di-berlino/</link>
		<comments>http://www.micheletortorici.it/blog/2009/05/01/2009-e-uscito-i-segnalibri-di-berlino/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 01 May 2009 16:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri e articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.micheletortorici.it/?p=371</guid>
		<description><![CDATA[È uscito il mio nuovo libro di poesie, I segnalibri di Berlino &#8211; Berliner Lesezeichen.
Il libro è stato presentato in anteprima il 18 maggio alla Fiera del Libro di Torino da Cinzia BURZIO  e Maddalena FUMAGALLI (guarda il programma). Si trova già (o si può ordinare) in libreria.

I segnalibri di Berlino sono nati come diario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">È uscito il mio nuovo libro di poesie, <em>I segnalibri di Berlino &#8211; Berliner Lesezeichen</em>.</p>
<p style="text-align: left;">Il libro è stato presentato in anteprima il 18 maggio alla Fiera del Libro di Torino da Cinzia BURZIO  e Maddalena FUMAGALLI (guarda il <a title="Programma Tortorici FieraLibro" href="http://www.fieralibro.it/it/organizza-la-visita/programma/lunedi-18/details/494-La%20vera%20storia%20dell%E2%80%99eroe%20confederato%20svizzero%20Albin%20Fuchs.html" target="_blank">programma</a>). Si trova già (o si può ordinare) in libreria.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.micheletortorici.it/wp-content/uploads/2009/04/copertina-segnalibri-2.jpg"><img title="copertina-segnalibri-2" src="http://www.micheletortorici.it/wp-content/uploads/2009/04/copertina-segnalibri-2.jpg" alt="copertina-segnalibri-2" width="282" height="411" /></a></p>
<p>I segnalibri di Berlino sono nati come diario di un mio viaggio a Berlino nel 2007: tre poesie su come questa città e la non lontana Lipsia vivono il rapporto con la memoria e l&#8217;ansia di futuro. Ma anche tre poesie d&#8217;amore per luoghi segnati da un&#8217;atmosfera di fiaba non meno che da importanti testimonianze di cultura e di storia. Poi, al ritorno, al confronto con la cronaca, con una cronaca di violenze esplicitamente collegate, dai loro stessi autori, all&#8217;ideologia nazista, è nata una quarta poesia, il <em>Poscritto</em>.</p>
<p>La particolarità di questo libro è che i testi delle poesie in italiano sono seguiti dalla traduzione in tedesco realizzata da Giangaleazzo Bettoni, di professione avvocato (anzi giurista ai massimi livelli), ma soprattutto studioso per passione della poesia tedesca e traduttore per hobby. Nato a Roma, vissuto per tutta l’infanzia e l’adolescenza a Vienna, tornato a Roma per gli studi liceali e universitari, vissuto poi fino al 1946 a Lipsia e a Berlino, Giangaleazzo Bettoni è stato totalmente e naturalmente bilingue. Questa traduzione de <em>I segnalibri di Berlino</em> è l’unica testimonianza palese di un aspetto della sua cultura certamente riservato e personale, ma non per questo meno qualificato di quello pubblico del giurista di fama.<br />
Purtroppo, questa pubblicazione avviene a pochi mesi dalla sua morte. Giangaleazzo Bettoni è scomparso lo scorso mese di novembre all’età di novantatré anni.</p>
<p>Scrive Maddalena Fumagalli nelle <em>Note per una città</em>, il testo che fa da introduzione al libro: «[...] i segni di una città di fiaba divengono realtà, le vie, la pioggia, l&#8217;asfalto di una città concretamente presente, che non ci lascia e ci costringe a riflettere» (preleva il testo integrale di <em><a rel="attachment wp-att-114" href="http://www.micheletortorici.it/home/i-segnalibri-di-berlino-introduzione-fumagalli/">Note per una città</a></em>).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.micheletortorici.it/blog/2009/05/01/2009-e-uscito-i-segnalibri-di-berlino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

