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	<title>Michele Tortorici</title>
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		<title>Una traduzione da Jack Kerouak</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 10:42:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Jack Kerouak (1922-1969) è stato conosciuto in vita, più che per i suoi testi poetici, per i suoi romanzi, in particolare On the road. Divenuto un testo cult della Beat generation e venduto in più di tre milioni di copie in tutto il mondo, questo romanzo fu scritto nel 1951, ma fu pubblicato solo nel 1957, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Jack Kerouak" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jack_Kerouac" target="_blank">Jack Kerouak</a> (1922-1969) è stato conosciuto in vita, più che per i suoi testi poetici, per i suoi romanzi, in particolare <em>On the road</em>. Divenuto un testo cult della Beat generation e venduto in più di tre milioni di copie in tutto il mondo, questo romanzo fu scritto nel 1951, ma fu pubblicato solo nel 1957, per problemi con il maccartismo imperante in quegli anni, e fu tradotto in italiano da Fernanda Pivano, con il titolo <em>Sulla strada</em>, nel 1959. La prima edizione non censurata di <em>On the road</em>, tuttavia, è stata pubblicata solo nel 2007 ed è stata tradotta in italiano da Michele Piumini solo nel 2010. A quasi mezzo secolo dalla sua scomparsa, attenuati i clamori di una biografia prima da ribelle, poi da alcolizzato, la rilettura dei versi di Jack Kerouak offre un universo di significati e una cifra stilistica che forse a suo tempo sono stati sottovalutati.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-2102" title="Jack_Kerouak" src="http://www.micheletortorici.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/Jack_Kerouak-225x300.jpg" alt="" width="153" height="200" /></p>
<p>I versi di <em>Sept. 16, 1961, POEM</em> (<em>Poesia del 16 settembre 1961</em>) rappresentano una straordinaria, angosciata riflessione sui limiti di ciò che diviene (il «coming and going» ossessivamente richiamato nel testo della poesia) e sulla possibilità &#8211; o impossibilità? da qui l&#8217;angoscia &#8211; del paradiso. È il grande tema, anche questo forse non chiaramente percepito, dell&#8217;intera opera di Kerouak: come dimenticare che il personaggio principale di <em>On the road</em>, l&#8217;alter ego dell&#8217;autore, si chiama, appunto, Sal Paradise? Ma qui, rispetto alla ridondanza della prosa di Kerouak, questo tema assume una stupefacente intensità. Un giorno, il 16 settembre del 1961, diventa il giorno nel quale si fanno i conti con il tempo, con la speranza, con la disperazione (che però non prevale mai), il giorno nel quale la vita si fa totalmente simbolo del divenire e chi vive aspetta che i suoi grandi interrogativi si sciolgano.</p>
<p>Questo bellissimo testo, pubblicato per la prima volta nel secondo numero (1962) della rivista di controinformazione culturale &#8220;The Outsider&#8221;, ha una storia singolare relativa all&#8217;espressione «chinese poetry» del v. 32. L&#8217;espressione è stata modificata (forse per il problema del riferimento alla Cina?) in vari modi da tutti gli editori della poesia. Quando, nel 1964, Fernanda Pivano la tradusse per l&#8217;antologia <em>Poesia degli ultimi americani</em>, utilizzò l&#8217;espressione «civilized poetry», Kerouak le scrisse chiedendole ragione del cambiamento e risultò che il testo di riferimento per la traduzione era stata proprio una copia di &#8220;The Outsider&#8221;, una rivista che veniva stampata a mano a partire da diversi originali. Fernanda Pivano cambiò la traduzione, ma ancora nell&#8217;ultima edizione (maggio 2011) di <em>Poesia degli ultimi americani</em>, il testo originale a fronte contiene la variante «civilized poetry» con evidente discrepanza rispetto alla traduzione «poesia cinese». La compessa storia di questo verso e dell&#8217;intera poesia è stata raccontata <a title="La storia di Sept. 16, 1961, POEM" href="http://www.emptymirrorbooks.com/beat/jack-kerouac-outsider.html" target="_blank">qui</a> dal critico inglese e storico della Beat generation Dave Moore.</p>
<p><em>Sept. 16, 1961, POEM</em> è apparsa con il testo che, a partire dal sedicesimo verso, scorre via via verso destra, come se, sotto ai primi quindici versi si aprisse un baratro. Il quindicesimo verso dice:«I suddenly realized all things just come and go». E da qui comincia la riflessione su profondo abisso del divenire. È per questo che i versi sono disposti così? Neanche Dave Moore, nell&#8217;analisi che ho già citata, affronta questo problema. Ma a me piace pensare che sia proprio così. In ogni caso, questo, cioè il rispetto della grafica originale, è il motivo per il quale qui sotto non offro la trascrizione dei due testi, l&#8217;originale e la traduzione, ma due link a file pdf.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em><span style="color: #666699; font-style: italic; font-weight: bold;"><a title="Sept. 16, 1961, Poem" href="http://www.micheletortorici.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/Kerouak-Sep1961.pdf" target="_blank">Sept. 16, 1961, POEM</a></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em><span style="color: #666699; font-style: italic; font-weight: bold;"><a title="Poesia del 16 settembre 1961" href="http://www.micheletortorici.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/Kerouac16set1961-Trad.pdf" target="_blank">Poesia del 16 settembre 1961</a></span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Viaggio all&#8217;osteria della terra presentato il 12 maggio da Giorgio Bárberi Squarotti al Salone del Libro</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 15:41:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando, dopo una breve introduzione di Cinzia Burzio, ha preso la parola per presentare il mio Viaggio all&#8217;osteria della terra, Giorgio Bárberi Squarotti era stato appena intervistato da una troupe del Salone del Libro a proposito della &#8220;Primavera digitale&#8221;, tema conduttore della edizione del 2012. La sua opinione è che i supporti digitali siano adatti alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando, dopo una breve introduzione di Cinzia Burzio, ha preso la parola per presentare il mio <em>Viaggio all&#8217;osteria della terra</em>, Giorgio Bárberi Squarotti era stato appena intervistato da una troupe del Salone del Libro a proposito della &#8220;Primavera digitale&#8221;, tema conduttore della edizione del 2012. La sua opinione è che i supporti digitali siano adatti alla lettura di testi sui quali non si voglia poi esercitare una ri-lettura, testi che non si abbia bisogno di tenere accanto in ogni momento per capirne di più attraverso un continuo contatto fisico e visivo, insomma testi di consumo. Poi ci sono i &#8220;testi che restano&#8221;, quelli con i quali il rapporto non può che essere assiduo, persistente, ininterrotto, per una lettura che ci illumini su ciò che siamo. Tra questi, i testi poetici hanno un posto, se non esclusivo, certamente di primo piano.<br />
E, tra i testi poetici destinati a restare, Bárberi Squarotti ha collocato anche le mie due raccolte, <em>La mente irretita</em> e <em>Viaggio all&#8217;osteria della terra</em>. Della prima ha voluto ricordare la piacevole sorpresa con la quale, quattro anni fa, aveva accolto il libro di uno sconosciuto, nel quale aveva subito visto la profondità dei temi e la forza del linguaggio poetico. Alla seconda, che era l&#8217;oggetto dell&#8217;incontro, ha dedicato, più che una presentazione, un discorso critico centrato su due grandi questioni.</p>
<div id="attachment_2087" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2087" title="Presentazione-Salone-120512" src="http://www.micheletortorici.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/Presentazione-Salone-120512-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" /><p class="wp-caption-text">Un momento della presentazione</p></div>
<p>Una è stata quella del rapporto tra mito, memoria letteraria e scrittura poetica. La letteratura &#8211; sostiene Bárberi Squarotti &#8211; e, in particolare, la scrittura poetica quando è tale, aggiungono qualche cosa di nuovo a ciò che conosciamo oppure ce lo fanno conoscere in modo nuovo. Il poeta, nel momento nel quale riscrive o reinterpreta il mito o traduce in forme moderne la memoria letteraria, determina anche un nuovo rapporto tra noi che leggiamo e quel mito e quella memoria. La poesia <em>La stanchezza di Ulisse</em> (che appartiene alla prima sezione del <em>Viaggio all&#8217;osteria della terra</em>) è, secondo Bárberi Squarotti, un felice esempio di questa capacità del poeta di aprire una prospettiva nuova nel rapporto tra il lettore e le sue letture. «Rispetto all’Ulisse di Dante, e anche a quello di Saba, rispetto all’Ulisse che, dopo tante avventure si rimette di nuovo in mare, quello di Tortorici &#8211; ha detto Bárberi Squarotti &#8211; non ha ricavato da tutto ciò che ha fatto un nuovo entusiasmo e un nuovo interesse, ma è stanco, di una stanchezza che è tipica dell’uomo moderno. Qui abbiamo una caratterizzazione nuova dell’episodio e del personaggio di Ulisse con una originalità che ne fa un personaggio tipico del nostro mondo: questo Ulisse ha capito che è inevitabile fermarsi e che, arrivato alla fine di tutte le avventure possibili, la stanchezza non può che portarlo a sentire «il peso / di ogni umano limite cadergli / addosso». Nella scrittura poetica di Tortorici &#8211; ha affermato Bárberi Squarotti a conclusione dell&#8217;analisi della prima delle due questioni affrontate -, Ulisse, ripreso dal mito, viene reinventato come espressione dell’uomo moderno».<br />
L&#8217;altra questione sulla quale si è soffermato con il suo discorso critico Bárberi Squarotti è stata quella relativa al modo in cui la poesia interviene a determinare non solo il rapporto tra il lettore e le sue letture, ma anche quello del lettore con la vita quotidiana. Per questo aspetto ha ricordato l&#8217;importanza dei testi contenuti nelle altre sezioni del libro, testi che, fra «visioni, viaggi, paesaggi, città, strade, incontri, fanno sì che il lettore trovi finalmente illuminato, esplicitato e spiegato ciò che aveva magari confusamente intuito». Nell&#8217;ambito di questo secondo campo di analisi critica Bárberi Squarotti ha voluto ricordare in particolare una poesia, <em>Fortezze</em> (nella sezione <em>Le vie amiche</em>) e l&#8217;intera sezione <em>Papaveri e papere</em>.<br />
La poesia <em>Fortezze</em>, ha precisato il critico nella sua interpretazione, «si riferisce a un treno che va da Torino a Milano Porta Garibaldi e che passa davanti a vecchie fabbriche dismesse. È una poesia che richiama alla mente quei vecchi stabilimenti industriali, come quelli del Vanvitelli a Caserta, come quelli che ancora sono stati realizzati a Torino tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, che avevano una loro dignità e che, anche abbandonati, continuano a dirci qualcosa. Ecco, il viaggio in treno significa anche passare attraverso il passato, e Tortorici passa attraverso &#8220;castelli in aria&#8221;, sogni o ciò che magari è diventato sogno, ma che è stato storia e che il poeta ci ripresenta nella sua verità, una verità che si trova ben al di là dei dati che si possono ricavare dalla cronaca e dall’attualità». A questa poesia Bárberi Squarotti ha poi accostato quelle che raccontano angoli di città come Berlino, Parigi, Toronto, New York e molte altre e ha citato in particolare <em>Rue Lepic</em> che si riferisce, appunto, a una via di Parigi.<br />
«Un’altra parte del libro che considero particolarmente bella &#8211; ha poi aggiunto Bárberi Squarotti &#8211; è costituita dalle molte piante e dai molti alberi della sezione <em>Papaveri e papere</em>, dalle acacie selvatiche, ai tigli, agli olmi, agli ulivi e ad altri ancora. Io ho una esperienza personale, non a Torino, naturalmente, ma al mio paese nelle Langhe, di molti di questi alberi e, se la lettura della poesia è un modo di ripercorrere la propria esperienza, ecco che la poesia di Tortorici, come ho potuto provare di persona, la illumina e la spiega».<br />
Cinzia Burzio, che ha coordinato con grande finezza l&#8217;incontro, ha voluto che, prima della sua conclusione, io rispondessi a una domanda sul tema del ritorno, che lei considera centrale nell&#8217;insieme del libro. E in effetti si tratta di un tema &#8211; questo il senso e la sintesi della mia risposta &#8211; che tocca corde profonde della mia sensibilità. Il ritorno è soprattutto, nel <em>Viaggio all&#8217;osteria della terra</em>, l&#8217;illusione che ci spinge tutti a pensare il tempo come un viaggiatore che non percorra con decisione un cammino in avanti, ma che possa essere trattenuto in qualche modo, che possa tornare, appunto, sui suoi passi: come se i giorni, invece di andarsene uno dopo l&#8217;altro, tornassero, trattenuti magari tra i moli di un porto, oppure presi per burla tra i cavallucci che girano su una giostra, per citare gli esempi contenuti nelle due poesie <em>Porto di giorni</em> e <em>La giostra</em>. Il tempo è il vero protagonista del libro, il tempo guardato in faccia con la gioiosa consapevolezza di non temerlo e anche con la fatica e l&#8217;impegno necessari a recuperare ciò che lascia: la testimonianza, le molte testimonianze del nostro essere uomini.</p>
<p>Un grazie di cuore, per l&#8217;organizzazione dell&#8217;incontro, all&#8217;editore Manni e, in particolare, ad Anna Grazia D&#8217;Oria, sensibile e attenta responsabile della collana &#8220;Pretesti&#8221; nella quale è stato pubblicato il <em>Viaggio all&#8217;osteria della terra</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giorgio Bárberi Squarotti presenta Viaggio all&#8217;osteria della terra al Salone del Libro</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 16:55:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 12 maggio, alle 14, nella Sala Avorio del Lingotto Fiere, al Salone del Libro di Torino, Giorgio Bárberi Squarotti presenta la mia nuova raccolta di versi, Viaggio all&#8217;osteria della terra. Tra i massimi storici e critici della letteratura italiana, scrittore e poeta, Bárberi Squarotti ha seguito con particolare attenzione i percorsi sperimentali della poesia contemporanea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 12 maggio, alle 14, nella Sala Avorio del Lingotto Fiere, al Salone del Libro di Torino, <a title="Biografia di Giorgio Bárberi Squarotti" href="http://www.wuz.it/biografia/1647/rberi-squarotti-giorgio.html" target="_blank">Giorgio Bárberi Squarotti</a> presenta la mia nuova raccolta di versi, <em>Viaggio all&#8217;osteria della terra</em>.<br />
<img class="alignleft  wp-image-2039" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" title="Barberi02" src="http://www.micheletortorici.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/Barberi02-280x300.jpg" alt="" width="140" height="150" /><br />
Tra i massimi storici e critici della letteratura italiana, scrittore e poeta, Bárberi Squarotti ha seguito con particolare attenzione i percorsi sperimentali della poesia contemporanea in Europa e negli Stati Uniti; ha attraversato con i suoi scritti tutti i momenti più importanti e i maggiori autori della nostra storia letteraria e ha pubblicato di recente una straordinaria e illuminante analisi dell&#8217;Inferno dantesco (<em>Tutto l&#8217;Inferno</em>, Franco Angeli, 2011). Bárberi Squarotti apprezza e segue con interesse e considerazione la mia produzione poetica sin dall&#8217;uscita, nel 2008, de <em>La mente irretita</em>.<br />
L&#8217;incontro, durante il quale io stesso leggerò alcune poesie dal <em>Viaggio all&#8217;osteria della terra</em>, sarà introdotto e coordinato da Cinzia Burzio, docente di lettere al Liceo classico &#8220;Carlo Botta&#8221; di Ivrea, sensibile interprete della letteratura contemporanea e attenta e acuta lettrice dei miei versi.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-2054" title="Locandina-Tortorici-120512" src="http://www.micheletortorici.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/Locandina-Tortorici-1205121-212x300.jpg" alt="" width="140" height="198" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perché sto con i partigiani</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 16:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando, alla metà degli anni Trenta del secolo scorso, il fascismo raggiungeva la sua massima punta di consenso nel nostro paese, in quello stesso paese c&#8217;erano uomini e donne che resistevano, che opponevano al fascismo il proprio pensiero libero, diffondevano le proprie idee &#8211; spesso diverse tra loro, ma questa era una ricchezza in più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando, alla metà degli anni Trenta del secolo scorso, il fascismo raggiungeva la sua massima punta di consenso nel nostro paese, in quello stesso paese c&#8217;erano uomini e donne che resistevano, che opponevano al fascismo il proprio pensiero libero, diffondevano le proprie idee &#8211; spesso diverse tra loro, ma questa era una ricchezza in più &#8211; e rischiavano per questo la vita o pativano nelle carceri la repressione. Altri uomini e altre donne, con gli stessi ideali, con le stesse diversità e con gli stessi rischi, rappresentavano all&#8217;estero un&#8217;Italia che non si piegava, un&#8217;Italia che guardava, nonostante tutto, con fiducia alla prospettiva della democrazia. In virtù della loro azione, tutto il mondo sapeva che l&#8217;Italia non era solo quella di Mussolini.<br />
Quando poi, per la scelta sciagurata intervenire nella guerra a fianco del nazismo, l&#8217;Italia fu trascinata al tempo stesso nel baratro di una sconfitta sanguinosa e, con la complicità dei Savoia in fuga, nel fango della totale perdita di dignità nazionale, allora quegli italiani e quelle italiane sono riusciti a raccogliere, attorno a sé e attorno alla prospettiva che rappresentavano, altre forze, soprattutto giovani, e a trasformare un&#8217;azione intellettuale e di propaganda ideale in una resistenza armata. Ancora una volta, tutto il mondo sapeva e constatava che l&#8217;Italia non era solo quella amica dei nazisti e neppure solo quella ignominiosamente fuggita da Roma al momento dell&#8217;armistizio.<br />
Oggi è soprattutto questa difesa a viso aperto della dignità del paese che ci resta come eredità morale e spirituale della lotta e del sacrificio dei partigiani. Una dignità affermata &#8211; e questo è stato determinante &#8211; sia contro i nazisti sia, tanto più, nel rapporto con gli Alleati, che si trovarono a fare i conti non con &#8220;bande&#8221; armate, ma con gruppi politicamente forti che pretesero, per esempio, di avere nelle loro mani la resa dell&#8217;esercito nazista nelle grandi città del nord.</p>
<p>Dopo la guerra, nei confronti dei paesi che l&#8217;avevano vinta, l&#8217;Italia poté non arrossire di vergogna. Ma poté valersi anche di un altro vantaggio che era stato portato dal modo con il quale la sua dignità era stata difesa: il fatto che essa fosse stata realizzata in nome di <em>tutti</em> gli italiani. Mentre i Savoia scappavano, i democristiani, i socialisti, i comunisti, gli azionisti non si sottrassero al dovere di combattere tutti insieme, anche con quei monarchici (e non furono pochi) che, a differenza del re, amavano il paese ed erano pronti a sacrificarsi. Un impegno comune e unitario nel quale vennero sospese, non certo dimenticate, le diversità e le contrapposizioni. E difatti, come è naturale che avvenisse, le contrapposizioni, anche aspre, sono riprese nell&#8217;Italia democratica che questi uomini e queste donne hanno riconsegnato agli italiani dopo la guerra e dopo la approvazione della più condivisa (e, forse, della più bella) costituzione al mondo.<br />
Se l&#8217;Italia ha attraversato quasi settant&#8217;anni di momenti esaltanti e di momenti difficili, di crisi economiche e sociali e di riprese, comunque sempre alla pari e insieme al resto del mondo democratico, lo deve a loro.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2012" title="Partigiani" src="http://www.micheletortorici.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/Partigiani-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></p>
<p>È per questo che sto con i partigiani, in questo periodo buio nel quale da molti anni la dignità del nostro paese è stata di nuovo in gioco e deve quindi essere riaffermata a testa alta e senza tentennamenti di sorta. È per questo che guardo al loro esempio, alla loro capacità di stare insieme e, una volta stabilite le regole della democrazia, di scontrarsi, sì, ma con rispetto reciproco e, soprattutto, con rispetto di quelle regole. È per questo che sto con i partigiani e che, in particolare nel giorno di quella che io considero la vera festa dell&#8217;unità d&#8217;Italia, il 25 aprile, cerco di non dimenticare &#8211; e di non far dimenticare &#8211; quello che hanno fatto.</p>
<p>Non ho la consuetudine delle auto citazioni e i lettori abituali di questo blog lo sanno bene. Tuttavia, mi sarà permesso in questa occasione trascrivere qui una poesia alla quale sono molto legato (è tratta dal mio libro <em>La mente irretita</em>, Manni, 2008). Ho fatto l&#8217;insegnante per buona parte della mia vita e ho sempre pensato, leggendo e rileggendo le <em>Lettere dei condannati a morte della resistenza</em>, che molti di loro avevano la stessa età degli alunni che io mi trovavo in classe tutti i giorni. A questi giovani, a quelli che hanno combattuto nella Resistenza e ai miei alunni nei quali ho sempre voluto che si rispecchiasse quell&#8217;amore per la libertà, è dedicata questa poesia il cui stesso titolo, <em>Alunni</em>, non lascia dubbi.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><strong><em>Alunni</em></strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Rileggendo</em><br />
<em> le Lettere dei condannati a morte della Resistenza</em></p>
<p>Alunni vi avrei voluti nell’ora<br />
che vi ha sommersi la storia,<br />
che vi ha affrancati la vostra<br />
temeraria purezza,<br />
che vi ha innalzati la speranza<br />
nella parola che s’invera<br />
come un giuramento.</p>
<p>Alunni vi avrei amati per potere<br />
imparare la fede che attraversa<br />
la morte come un’onda<br />
di piena penetrata<br />
nel mare. Vi avrei cercati per dare<br />
inaspettate risposte alle troppe<br />
impazienti pagine che ho letto. Vi avrei<br />
attesi perché non si chiudesse<br />
il portone della scuola e avrei scavato<br />
per voi macerie di futuro<br />
in offerta d’amore.</p>
<p><em><span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;..</span>Avreste forse anche voi</em><br />
<em><span style="color: #ffffff;"><em>&#8230;&#8230;..</em></span>prestato la vostra fede alle parole</em><br />
<em><span style="color: #ffffff;"> <em>&#8230;&#8230;..</em></span>che ho fatto scorrere sui banchi, ai versi</em><br />
<em><span style="color: #ffffff;"> <em>&#8230;&#8230;..</em></span>di libertà, alle note a piè di pagina sull’uomo</em><br />
<em><span style="color: #ffffff;"> <em>&#8230;&#8230;..</em></span>che s’infutura e che s’india; avreste</em><br />
<em><span style="color: #ffffff;"> <em>&#8230;&#8230;..</em></span>forse anche voi bevuto l’inganno</em><br />
<em><span style="color: #ffffff;"> <em>&#8230;&#8230;..</em></span>propizio di umani simulacri</em><br />
<em><span style="color: #ffffff;"> <em>&#8230;&#8230;..</em></span>senza professione di modernità.</em></p>
<p>Alunni vi avrei abbracciati per ricevere<br />
il vostro contagio, per raccogliere<br />
le lettere che avete scritto e custodirle<br />
nell’archivio della scuola. Lì<br />
un altro insegnante dopo secoli<br />
d’inettitudine avrebbe scoperto<br />
le pagine nascoste e portato<br />
a nuovi alunni le vostre<br />
parole per inverarle ancora<br />
come un giuramento.</p></blockquote>
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		<title>Il 21 aprile alla &#8220;Stanza della poesia&#8221; di Palazzo Ducale a Genova</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 14:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 21 aprile, alle 17.30, sarò alla &#8220;Stanza della poesia&#8221; di Palazzo Ducale a Genova per concludere il ciclo di letture dedicate alla &#8220;inutilità&#8221; della parola poetica e alla straordinaria forza che proprio da questa inutilità le deriva. Ho dedicato a questo argomento numerosi interventi in questo blog (qui l&#8217;ultimo) e non è il caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 21 aprile, alle 17.30, sarò alla &#8220;Stanza della poesia&#8221; di Palazzo Ducale a Genova per concludere il ciclo di letture dedicate alla &#8220;inutilità&#8221; della parola poetica e alla straordinaria forza che proprio da questa inutilità le deriva. Ho dedicato a questo argomento numerosi interventi in questo blog (<a title="La poesia non è sull’«Aventino»" href="http://www.micheletortorici.it/blog/2010/12/02/la-poesia-non-e-aventino/" target="_blank">qui</a> l&#8217;ultimo) e non è il caso che mi ripeta. Voglio invece dedicare qualche parola alla &#8220;Stanza della poesia&#8221; di Genova e dare qualche indicazione in più sui brani che leggerò.</p>
<p>La &#8220;Stanza della poesia&#8221; è un piccolo ambiente che si apre con riservata discrezione sul fianco del Palazzo Ducale di Genova, dal lato di Piazza Matteotti. Le iniziative che vi si svolgono sono animate dalla musicista Claudia Pastorino e dal poeta Claudio Pozzani, infaticabile organizzatore del Festival della poesia di Genova che si svolge ogni anno a giugno, e hanno il sempre attento supporto della mamma di Claudio, Carla. È un ambiente intimo dove non c&#8217;è distanza tra chi legge e chi ascolta e dove la voce resta racchiusa, più che diffusa, dalle pareti coperte da scaffali pieni di libri.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-1958 alignleft" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid;" title="Tortorici-Versi_inutili_Genova-210412" src="http://www.micheletortorici.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/Tortorici-Versi_inutili_Genova-210412-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></p>
<p>La lettura <em>Versi inutili e altre inutilità</em> si basa sulle tre poesie contenute nel <a title="Versi inutili e altre inutilità" href="http://www.micheletortorici.it/blog/2010/11/08/versi-inutili-e-altre-inutilita/" target="_blank">volumetto</a> che ha lo stesso titolo. Ma non contiene solo queste poesie. Vi raccolgo i miei testi poetici che sono legati dal tema della &#8220;parola&#8221; e che sono tratti anche da <em>La mente irretita</em> e da <em>Viaggio all&#8217;osteria della terra</em>, il mio <a title="Viaggio all'osteria della terra" href="http://www.micheletortorici.it/blog/2012/03/22/il-mio-nuovo-libro-viaggio-allosteria-della-terra/" target="_blank">nuovo libro</a> pubblicato da Manni e uscito in questi giorni. Devo anzi aggiungere, a proposito dei testi tratti da questo libro, che essi sono cresciuti proprio nel corso delle letture su <em>Versi inutili e altre inutilità</em> che ho tenuto in questi anni in Italia (a Roma, a Torino, a Cuneo, a Genzano, a Napoli, a Velletri e altrove). Sì sono cresciuti. Perché, a ogni lettura, sentivo il bisogno di modificare qua e là il ritmo dei versi, di cambiare una parola: insomma nei due anni trascorsi ho utilizzato queste occasioni, oltre che come espressione pubblica di quello che avevo scritto, anche come laboratorio privato di quello che stavo scrivendo. Naturalmente, a Genova leggerò la redazione definitiva di questi testi, quella uscita a stampa nel nuovo libro.<br />
Sarà circa un&#8217;ora di lettura, quattordici poesie che ho composte negli ultimi dieci anni e che, ovviamente, non hanno tra loro alcun altro legame tranne quello che io ho attribuito loro a posteriori e in virtù del quale le ho messe una accanto all&#8217;altra, con una carezza, come si fa con i bambini per disporli a farsi fotografare insieme.</p>
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