I miei libri di poesie

 

prima

2012 - Viaggio all’osteria della terra, Manni (disponibile qui, si può comunque ordinare in tutte le librerie on line e no).

 

 

Copertina Versi inutili

 

2010 - Versi inutili e altre inutilità, Edicit (non è distribuito in libreria con i normali canali. È disponibile in alcune librerie e si può acquistare on line; le istruzioni per farlo sono qui).

copertina-segnalibri-2

 

2009 - I segnalibri di Berlino – Berliner Lesezeichen, Campanotto (si può acquistare on line qui)

 

La mente-La pensée

2008 - La mente irretita, Manni (si può acquistare on line qui), ora anche nella traduzione francese di Danièle Robert La pensée prise au piège (Vagabonde, 2010; si può acquistare on line qui o qui).

 

 

I miei libri di poesie sono usciti, ora posso dirlo, troppo tardi.
Ho scritto poesie da sempre, più o meno da quando avevo sei o sette anni. Ricordo bene che i miei primi versi riguardavano con una certa ossessività la pioggia, le pozzanghere, le persone inzaccherate dal fango, gli ombrelli e così via. Poi, dopo la scuola e l’università, la attività di ricerca mi ha portato a occuparmi di poesia – per così dire – dall’altra parte della “barricata”, cioè dalla parte del critico e dello studioso. Ed è probabile che proprio questa nuova posizione rispetto alla “barricata” mi abbia spinto a tenere rigorosamente chiusi in un cassetto i versi che, comunque, continuavo a comporre. Devo anche dire che da ragazzo e da adulto, da studente e da studioso, non ero mai pienamente soddisfatto di quello che scrivevo.
È stato nel 2003 che il mio amico Renzo Nanni, alla fine della presentazione di un suo libro di poesie, Una vita quasi un secolo, mi disse che io avevo interpretato i suoi versi con la sensibilità di uno che le poesie, oltre a leggerle, le scriveva. Quando gli confidai dei miei versi “nel cassetto”, mi rispose che non aveva senso scrivere qualcosa per tenerla segreta. «È un atto di superbia – aggiunse, con un tono severo che mi sorprese -; devi avere l’umiltà di sottoporti alla lettura degli altri». Dopo quella conversazione, che facemmo mentre andavamo in pizzeria a concludere la serata, ho cominciato a pensare di rendere pubblici i versi che avevo scritto. Poi presi un’altra decisione. Avrei pubblicato solo i versi che non avevo ancora scritto. Quelli di tutti gli anni precedenti li ho copiati su un hard disk e li ho in parte disattentamente cancellati. E forse è stato meglio così.
Nel 2004 Renzo Nanni è scomparso e, da allora, quello che era un impegno soltanto con me stesso si è trasformato in una promessa alla sua amicizia e alla sua memoria. Ho cominciato a raccogliere le poesie scritte dal 2003 in poi, con qualche eccezione per alcuni testi scritti nel 2002; e ho cominciato a pensare, ogni volta che ne scrivevo una nuova, che non sarebbe rimasta segreta, ma sarebbe stata letta. Cominciavo, per ispirazione di un amico, il mio mestiere di poeta. Infine, ho chiesto a un altro caro amico, Mario Lunetta, di dirmi con sincerità se considerava pubblicabili le poesie che avevo raccolto. Come le considerava è ora scritto nella Presentazione a La mente irretita.

Il ricordo di Renzo Nanni non si è mai allontanato da me.

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