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	<title>Michele Tortorici</title>
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		<title>2010: Il 24 e il 25 febbraio a Torino e a Genova</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 10:57:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco  due nuovi 			appuntamenti. Il 24 febbraio a Torino, nella Sala Solferino  del 			Teatro Alfieri. Il 25 a Genova, nella Stanza della Poesia di 			 Palazzo ducale. Sono incontri di tipo diverso, ma con lo stesso 			 titolo, Prima di guardare. E dopo.

A Torino si   tratta di una specie di festa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Ecco  due nuovi 			appuntamenti. Il 24 febbraio a Torino, nella Sala Solferino  del 			Teatro Alfieri. Il 25 a Genova, nella Stanza della Poesia di 			 Palazzo ducale. Sono incontri di tipo diverso, ma con lo stesso 			 titolo, <em><strong>Prima di guardare. E dopo</strong></em>.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.micheletortorici.it/blog/wp-content/uploads/2010/02/Letture-0210-Torino-Genova.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-623" title="Letture 0210 Torino-Genova" src="http://www.micheletortorici.it/blog/wp-content/uploads/2010/02/Letture-0210-Torino-Genova-300x211.jpg" alt="Letture 0210 Torino-Genova" width="207" height="145" /></a></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">A Torino si   tratta di una specie di festa. I miei amici di Torino e della Valle di Susa hanno voluto inserire un omaggio alle mie poesie nell&#8217;ambito   delle celebrazioni del 150° anniversario della fondazione del liceo &#8220;Norberto Rosa&#8221; che ha le sue sedi a Susa e a Bussoleno. Tre scuole partecipano alla festa e collaborano alla lettura. Oltre al liceo Rosa&#8221;, l&#8217;istituto professionale &#8220;Galilei&#8221;, che cura la parte organizzativa e la conduzione della serata, e il liceo &#8220;Teatro Nuovo&#8221;, un liceo artistico con indirizzo teatrale che mette a disposizione i suoi   studenti-attori. Le sede teatrale, la regia, affidata a Enrico Fasella, e la musica fanno dell&#8217;evento torinese un vero e proprio spettacolo basato sui miei testi poetici.<br />
A  Genova la lettura sarà più intima, ci  sarà solo la mia voce nella bella  Stanza della Poesia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il filo che, nelle due occasioni, lega i testi,  <em>Prima di guardare. E  dopo</em>, è tratto da un verso della  poesia <em>Hai  ragione, Bruno  che i libri</em>. Ho scritto di recente (basta leggere qui sotto) che «la poesia non descrive, agisce». Proprio questo carattere, insito nel suo stesso nome, fa sì che la poesia, senza farlo apposta, costituisca una sorta di punto di osservazione privilegiato. La realtà che essa non descrive, ma crea, è tutta mentale. Ed è, per questo, una istigazione a riflettere. Guardare da questo punto di osservazione può essere decisivo per chi vive in una società che non ha altra prospettiva che quella del &#8220;prodotto&#8221; e che offre, come unico punto di osservazione, l&#8217;efficienza. Il fatto è che, prima di guardare, tutti possono dire: «non lo sapevo». E dopo?<br />
</span></p>
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		<title>La poesia non descrive, agisce</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 10:06:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri e articoli]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Postilla a una lettura sul paesaggio 
L’altra sera sono stato invitato a leggere quattro o cinque poesie,  nella saletta della Biblioteca comunale di Velletri. La lettura era  nell’ambito di una manifestazione organizzata dal circolo “La Spinosa per l&#8217;Ambiente&#8221; e  intitolata Prima che l’incanto sparisca. Si trattava di  difendere uno straordinario “balcone” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #3366ff;">Postilla a una lettura sul paesaggio </span></h2>
<p>L’altra sera sono stato invitato a leggere quattro o cinque poesie,  nella saletta della Biblioteca comunale di Velletri. La lettura era  nell’ambito di una manifestazione organizzata dal circolo “<strong>La Spinosa</strong> per l&#8217;Ambiente&#8221; e  intitolata <em>Prima che l’incanto sparisca</em>. Si trattava di  difendere uno straordinario “balcone” di Velletri affacciato verso sud,  un “balcone” dal quale si vedono, da una parte, i monti Lepini e,  dall’altra, il Circeo e le isole pontine. Nei giorni di foschia, le  isole non si vedono più e tutto il resto sembra galleggiare su un’onda  azzurra e appare come un incantesimo. Ora, il fatto straordinario è che  questo “balcone” non si trova sul pendio di un colle fuori dalla città,  ma si offre a chi passa lungo una delle vie del centro storico. Al suo  posto, è prevista la costruzione di un parcheggio in parte interrato e  in parte sopraelevato: tre piani destinati a oscurare per sempre una  vista amata e celebrata – e dipinta – da pittori e vedutisti del Sette e  dellOttocento e, soprattutto, cara a tutti gli abitanti di Velletri.</p>
<p>Il caso vuole che una delle mie poesie, <em>Oggi che la pianura</em> (si trova ne <a title="I miei libri di poesie" href="../home/libridipoesie" target="_blank"><em>La  mente irretita</em></a>), sia stata scritta proprio in relazione a quel  “balcone” e a quella vista. Da qui l’invito. Che ho accolto molto  volentieri, ma al quale voglio ora rispondere con una postilla che, in  poche parole (forse troppo poche), ho esposto anche ai presenti alla  manifestazione.</p>
<p>Il fatto è che la poesia non descrive la realtà. Da questo punto di  vista, qualche capzioso avrebbe potuto notare che la mia presenza lì era  incongrua. In effetti la poesia, piuttosto, tramuta la realtà o, più  semplicemente, la fa. Il verbo greco poiéin significa, per l’appunto,  fare. E giustamente, in un intervento del 2004, Franco Loi ricorda:  «Perché i greci l’han chiamata ‘fare’? Potevano chiamarla composizione o  elaborato o racconto ecc. Ma, come sappiamo da Socrate, le parole  antiche sono le più vicine alla sostanza e al senso delle cose. La  poesia agisce».</p>
<p>Ed è proprio così. La poesia non descrive, ma «agisce». E in che cosa  consiste il suo “agire”? Sembrerebbe complicato rispondere a questa  domanda, ma basta dire che  il suo “agire” consiste nel “creare”,  perché, come è del tutto evidente, la poesia “fa” da nulla. Da questo  suo “fare” partendo da nulla dipendono sia la sua profonda necessità di  un rito (le regole, quando c’erano, o sempre, la musica) sia la sua  assoluta inutilità.</p>
<p>Qualcuno potrà pensare che con questo carattere della inutilità della  poesia sono un po’ fissato (basta guardare quello che ne ho scritto <a title="Dov'è La poesia?" href="../2009/12/22/dove-la-poesia" target="_blank">qui</a>). Ma non è così. In questo caso deduco la sua  inutilità dal dato di fatto che il suo “creare”, a differenza di quello  che viene attribuito alla divinità o alla natura, non produce nulla. La  poesia, insomma, viene dal e approda al nulla, ma lo fa attraverso un  processo che è ben diverso da quello dell’esistere che ha, in quanto  “esistenza” concreta, una fase in cui la realtà c’è e si percepisce. Si  potrebbe dire che la poesia approda al nulla prima ancora di esistere e  che proprio per questo è, più e oltre che una grande metafora  dell’esistenza, il grande specchio dove possiamo vedere, in forma – per  così dire – accelerata, il nostro divenire e restarne, al tempo stesso,  affascinati e sconvolti.</p>
<p>E dunque, seppur certamente “inutile”, in particolare ai fini  urbanistici propri di quella manifestazione, la mia presenza lì non era  incongrua. Nei miei versi non c’è davvero una “descrizione” della  pianura che si estende tra Velletri e il Circeo, ma quella pianura  “creata” dalla poesia, proprio per il suo essere nulla, per il suo  essere  del tutto deresponsabilizzata da ogni rapporto con ciò che  concretamente esiste, può suggerire all’immaginazione persino di più di  quanto non possa fare, con la sua pur cangiante bellezza, la vista  determinata e “fattuale” che si gode dal “balcone” di Velletri.</p>
<p>E, mi sembra, il pubblico lo ha avvertito.</p>
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		<title>Dov&#8217;è la poesia?</title>
		<link>http://www.micheletortorici.it/blog/2009/12/22/dove-la-poesia/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 11:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra  i libri del decennio neppure una raccolta di versi
La fine d&#8217;anno, si sa, è epoca di rendiconti. La fine del decennio  induce spesso &#8211; verrebbe da dire: purtroppo &#8211; a rendiconti ancora più  impegnativi.
In questa profluvie di giudizi decennali, sei esperti sono stati scelti  da &#8220;Repubblica&#8221; per dire la loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #3366ff;">Tra  i libri del decennio neppure una raccolta di versi</span></h2>
<p>La fine d&#8217;anno, si sa, è epoca di rendiconti. La fine del decennio  induce spesso &#8211; verrebbe da dire: purtroppo &#8211; a rendiconti ancora più  impegnativi.<br />
In questa profluvie di giudizi decennali, sei esperti sono stati scelti  da &#8220;Repubblica&#8221; per dire la loro sui dieci migliori libri del decennio  appena trascorso. Naturalmente, sulle scelte di questi esperti si  potrebbe discutere molto, come su qualsiasi &#8220;canone&#8221; (e sarebbe inutile:  mi domando comunque perché a nessuno dei sei sia venuto in mente di  segnalare quello che per me, certamente <em>inesperto</em>, è il libro più  straordinario del decennio passato: <em>Il seminatore</em>, libro  d&#8217;esordio &#8211; ma subito un capolavoro &#8211; del non giovane esordiente Mario  Cavatore). Tuttavia ha ragione Valerio Magrelli (in <em>Siamo poeti  maledetti, la top ten ci è proibita</em>, sulla stessa &#8220;Repubblica&#8221; del  19 dicembre 2009 che pubblicava i risultati dell&#8217;indagine) a non porsi  il problema dell&#8217;uno o dell&#8217;altro dei libri scelti, quanto piuttosto la  domanda: «perché non c&#8217;è neppure un libro di poesia?».</p>
<p>Magrelli si dichiara dell&#8217;idea «che, alla base di tutto stia una  questione legata al puro sforzo. [...] Infatti, tanto l&#8217;analisi quanto  la narrazione immergono il lettore in un flusso potente e continuo, in  una corrente di senso che lo trascina via quasi suo malgrado. Con la  poesia, invece, accade il contrario. Qui, sta al lettore mettere in moto  il testo. Sta a lui, e soltanto a lui, farsi forza, sospingerlo,  azionarlo. È un tipo di lettura diverso, impegnativo e energetico, in  quanto esclude ogni forma di passività».</p>
<p>Sono pienamente d&#8217;accordo. Ma credo che ci sia anche dell&#8217;altro.</p>
<p>Non dico niente di nuovo, ma si tratta di qualcosa che i nostri tempi  hanno fatto maturare come non mai e alla quale ho l&#8217;impressione che non  si possa, per ora, porre rimedio. Questo altro di cui parlo è  l&#8217;assoluta inutilità della poesia. L&#8217;ha affermata con perentoria  convinzione, come è noto, Eugenio Montale nel discorso pronunciato per  la cerimonia di attribuzione del premio Nobel. Era il 1975 e Montale  affermava che «uno dei   pericoli del nostro tempo è quella  mercificazione   dell&#8217;inutile alla quale sono sensibili particolarmente i    giovanissimi». Da questa considerazione faceva poi discendere la sua  famosa affermazione: «In ogni modo io sono qui perché ho   scritto  poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai   nocivo e  questo è uno dei suoi titoli di nobiltà. Ma   non è il solo, essendo la  poesia una produzione o una   malattia assolutamente endemica e  incurabile».</p>
<p>Ecco, io credo nella assoluta inutilità della poesia e nel fatto che  essa sia una malattia endemica. E credo anche che, proprio per questi  suoi due caratteri, non ci sia nessuno che, oggi, abbia voglia di  collocarla in canoni e classifiche.<br />
Essa è infatti una &#8220;inutilità&#8221; assolutamente non mercificabile. Non  tanto perché non offre, di per sé, mezzi di sostentamento. E ben lo  sapeva Montale che, nonostante la fama (anche precedente al nobel  ricevuto), ha sempre dovuto vivere di altro che dei diritti d&#8217;autore dei  suoi non molti libri di poesia. La non mercificabilità della poesia  dipende oggi dal suo contrapporsi <em>assoluto</em> a ogni valore di  &#8220;produttività&#8221;, cioè a quel valore che sembra porsi (ed è, di fatto,  posto da quasi tutti) in cima alla scala dei valori sociali. Nello  stesso discorso per il Nobel, Montale ricorda appena, di sfuggita («non  ti curar di lor, ma guarda e passa» gli suggeriva Dante), coloro che,  anche tra i colleghi italiani, lo avevano ritenuto inadatto per il  premio accusandolo di «una produzione scarsa». Ma proprio questo, sempre  più, rende incompatibile la poesia con i valori sociali affermati.  Guarda tu! può anche succedere che un poeta sia grande non per <em>quanto</em> ha prodotto, ma per pochi grandissimi versi! Oggi il fatto di essere  valutati per quanto produciamo e non per come viviamo ci viene  presentato tutti i giorni come una rosea prospettiva del nostro tempo,  con una tale tracotanza e da una tale maggioranza di italiani che non  possiamo che soggiacere. Come segnalare, e a chi, che nel mondo «c&#8217;è un  largo spazio per l&#8217;inutile» e che tentare di mercificare anche questo  spazio è «uno dei   pericoli del nostro tempo»?</p>
<p>Però, la poesia, oltre a essere inutile, è anche una malattia  endemica. Non sfocia in epidemie, come l&#8217;influenza A, ma non si leva di  torno. La sua inutilità si affaccia costantemente come una provocazione.  Allora ci pensano gli &#8220;esperti&#8221;. Assumono, in questo caso, la funzione  educativa rivendicata con forza, nel romanzo di Kaled Hosseini, dal  padre del protagonista del <em>Cacciatore di aquiloni</em>. Il quale dava  al figlio questo insegnamento, perché lo tenesse bene a mente: «Gli  uomini veri non leggono versi e Dio ci scampi da quelli che li  scrivono!». A dispetto di quell&#8217;insegnamento, il romanzo ci dice che  Hassan continuò a leggere versi e a scriverne. Il problema delle  malattie endemiche è che non si diffondono, ma neanche si estinguono.</p>
<p>E, a dispetto di tutti gli &#8220;esperti&#8221;, anche la poesia, tenuta lontana  oggi dalla top ten, non si estinguerà. Le saranno alleati,  consapevolmente o no, tutti coloro che, per proprio conto, per il senso e  la dignità del proprio essere persone umane, difenderanno lo «spazio  per l&#8217;inutile» da tutti i tentativi di mercificazione, da tutti i  tentativi di renderlo utile.</p>
<p>Non è proprio l&#8217;inutilità che ci fa vivere (e morire) meglio?<br />
Viva l&#8217;inutilità! E la poesia che ne è, credo, la più alta espressione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Poesie da dire</title>
		<link>http://www.micheletortorici.it/blog/2009/12/20/poesie-da-dire/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 11:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel suo altro confondersi: una performance di voce e musica
Che le poesie dette siano diverse da quelle scritte è esperienza comune. Una esperienza che molti hanno conosciuto attraverso le letture dantesche di Benigni. Ma tutti noi sapevamo che ascoltare il ritmo del verso attraverso il medium di una voce è altra cosa rispetto al sentire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #3366ff;"><strong><em>Nel suo altro confondersi</em>: una performance di voce e musica</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Che le poesie dette siano diverse da quelle scritte è esperienza comune. Una esperienza che molti hanno conosciuto attraverso le</span> letture dantesche di Benigni. Ma tutti noi sapevamo che ascoltare il ritmo del verso attraverso il <em>medium</em> di una voce è altra cosa rispetto al sentire quel ritmo dentro di te quando il <em>medium</em> di una pagina di versi consiste solo nei tuoi occhi.<br />
Nel secondo caso è più forte la riflessione: la poesia la leggi per studiare a fondo tutto quello che di lei ti aspetta con calma lì sulla pagina.<br />
Nel primo caso vince l&#8217;emozione: la poesia la ascolti per farla entrare dentro di te, nelle tue vene e, solo attraverso di esse, nel tuo cervello.</p>
<p>Edoardo Sanguineti ha detto (in una intervista a Donatella Coccoli, per &#8220;Left&#8221;, dell&#8217;ottobre 2008): «Io ho sempre pensato a una scrittura da eseguire, non solo quando scrivevo testi teatrali. Anche quando la scrittura poteva essere un testo poetico, io pensavo sempre a un’esecuzione vocale».<br />
Credo che tutti i poeti pensano alle proprie poesie come poesie, se non proprio<em> «</em>da eseguire»<em>, </em>almeno<em> da dire</em>. Per quanto mi riguarda, c&#8217;è forse qualcosa in più. Quando compongo i miei versi, io in un primo momento non li scrivo. Me li dico. Li imparo a memoria e me li ripeto mentalmente più volte fino a sentire battere il loro ritmo come qualcosa di vitale e di necessario, che mi appartiene. Soltanto allora prendo la penna e ne scrivo alcuni. Infine, mi siedo davanti al computer e li scrivo e riscrivo tutti mille volte fino a che anche le parole che vedo non <em>suonano</em> come quelle che mi ero <em>dette</em>.<br />
Essere <em>dette</em>, avere una voce, appartiene quindi all&#8217;essenza stessa delle mie poesie.</p>
<p><a href="http://www.micheletortorici.it/wp-content/uploads/2009/04/Performance1.jpg"><img style="Bord: none" title="Performance1" src="http://www.micheletortorici.it/wp-content/uploads/2009/04/Performance1-300x156.jpg" alt="Performance1" width="300" height="156" /></a></p>
<p>Ma c&#8217;è qualcosa che riguarda tutte le poesie: quando il <em>medium</em> della voce si integra con la musica e la <em>dizione</em> diventa <em>esecuzione </em>(quella di cui parla Sanguineti), l&#8217;emozione sgorga ancora più forte e la capacità di penetrazione del verso si fa più incisiva.<br />
Per questo, su impulso e con la collaborazione di Annalisa Spadolini, musicista e amante della poesia, dalla scorsa estate abbiamo cominciato a pensare alla preparazione di una performance di letture poetiche e musica. Si è unita a noi in questa avventura la chitarrista Simonetta Camilletti.<br />
E a fine settembre la performance è stata realizzata.</p>
<p><span style="color: #000000;">È <em>Nel suo altro confondersi</em>. </span>Le poesie che ho scritte sono diventate, a tutti gli effetti, poesie <em>dette</em>, <em>eseguite</em>. <span style="color: #000000;">Il flauto di Annalisa e la chitarra di Simonetta</span> non costituiscono infatti nella performance lo sfondo della lettura dei miei testi. Sono, anche per la bravura delle interpreti, altre voci che si confrontano e si uniscono al tempo stesso con la mia voce e la mia “presenza”.</p>
<p>Il titolo, <em>Nel suo altro confondersi</em>, lo abbiamo tratto dall’ultimo verso della poesia <em>Oggi che la pianura</em> (compresa nella raccolta <em>La mente irretita</em>) per sottolineare il tema del rapporto conoscitivo o affettivo con ciò che è “altro”. Questo tema, pur con qualche divagazione, lo abbiamo sviluppato in due parti. La prima, <em>I giorni dell’isola e altri giorni</em>, contiene una decina di poesie legate a questo tema e tratte da <em>La mente irretita</em>; la seconda, <em>Berlino e le altre</em>, porta questo stesso filo conduttore a legare altre poesie tratte sia da <em>I segnalibri di Berlino</em> sia da <em>La mente irretita</em>. In tutto una ventina di testi e tra questi anche alcuni inediti.</p>
<p>La prima a Velletri, il 26 settembre. Ci ha ospitati la bella sala dell&#8217;Antico casale di Colle Ionci, messa cortesemente a disposizione da Valeriano Bottini.<br />
Una replica a Roma, nello straordinario Salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana, l&#8217;11 novembre. Ospite, in questo caso, la direttrice, Maria Concetta Petrollo Pagliarani, coadiuvata dalla bravissima Valentina D&#8217;Urso che ha anche introdotto la performance.</p>
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		<title>2009: il 2 ottobre al Festival du livre di Mouan-Sartoux</title>
		<link>http://www.micheletortorici.it/blog/2009/11/03/2009-il-2-ottobre-al-festival-du-livre-di-mouan-sartoux/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 18:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel corso dell&#8217;estate, come ho registrato in questo blog, le mie poesie hanno cominciato a viaggiare al di là delle Alpi. E, al ritorno dalle vacanze, ho trovato un invito a partecipare con una lettura al Festival du livre di Mouan-Sartoux.
Mouan-Sartoux è una deliziosa cittadina della Provenza, sulle colline che guardano verso Cannes, e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso dell&#8217;estate, come ho registrato in questo blog, le mie poesie hanno cominciato a viaggiare al di là delle Alpi. E, al ritorno dalle vacanze, ho trovato un invito a partecipare con una lettura al Festival du livre di Mouan-Sartoux.</p>
<p>Mouan-Sartoux è una deliziosa cittadina della Provenza, sulle colline che guardano verso Cannes, e il suo Festival è un susseguirsi di incontri e di dibattiti che si svolgono sì con un calendario ma anche con molta libertà negli spazi aperti tra bancarelle di libri usati e nuovi. Una bella atmosfera di festa e di confronto.</p>
<p>La lettura è stata bilingue. Mentre io ho letto i testi italiani, due poeti francesi (ma ottimi conoscitori dell&#8217;italiano), hanno letto le traduzioni, opera della bravissima Danièle Robert. Ad aiutarmi sono stati Laurent Léon, coordinatore per l&#8217;Italia della Primavera dei poeti, e Yves Hughes, dell&#8217;Associazione &#8220;Podio&#8221; di Grasse, una cittadina non distante da Mouan-Sartoux, famosa per le sue fabbriche di profumi.</p>
<div id="attachment_368" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.micheletortorici.it/wp-content/uploads/2009/11/Mouan-Sartoux-Hughes-Leon1.jpg"><img class="size-medium wp-image-368" title="Mouan-Sartoux-Hughes-Leon" src="http://www.micheletortorici.it/wp-content/uploads/2009/11/Mouan-Sartoux-Hughes-Leon1-300x139.jpg" alt="Mouan-Sartoux-Hughes-Leon" width="300" height="139" /></a><p class="wp-caption-text">Yves Hughes e Laurent Léon</p></div>
<p style="text-align: center;">
]]></content:encoded>
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