Una traduzione da Ron Koertge

Ron Koertge (n. 1940) è uno scrittore dell’Illinois la cui fama è dovuta in particolare ai suoi libri per ragazzi, ma scrive anche romanzi di altro genere e poesie nelle quali la sua sensibilità – quella che gli fa avere con i ragazzi un intenso rapporto di condivisione e partecipazione – determina una straordinaria vicinanza alle cose e, tramite le cose, alle parole.

A descriverne il carattere basta questa citazione tratta dal suo sito:
Sometimes I walk into a classroom for a school visit and the students look at each other with a Who’s-the-old-guy? expression on their faces. I don’t blame them. It seems odd to me, too. If my readers are around fifteen, I’m about five times as old as they are.
[Qualche volta entro in una classe per un incontro scolastico e gli studenti si guardano l’un l’altro con un’espressione sulle loro facce che vuol dire: chi è quel vecchio individuo? Non li biasimo. Anche a me sembra strano. Se i miei lettori hanno all’incirca quindici anni, io ho un’età che è quasi cinque volte la loro.]

La poesia Il libro bruciato (recentissima, 2012: qui il testo originale) coglie cose e parole – verrebbe da dire – allo stato puro, come elementi incorrotti, anzi, come elementi che, per il loro stesso essere incorrotti, incontaminati, sono destinati a sublimare. È così con il libro la cui delicatezza lo fa spaginare e le cui pagine diventano fumo; ed è così per le parole, per i nomi di sentimenti che, con una straordinaria invenzione, egli legge sulle lingue dei ragazzi che guardano la neve a bocca aperta. Ron Koertge si accosta alla realtà del mondo in punta dei piedi, sì, ma nondimeno porta con sé tutti gli attrezzi che servono per scavarci dentro. E di questo scavo ci mostra, quasi con timidezza, i reperti preziosi.

Ron Koertge
Il libro bruciato
Traduzione di Michele Tortorici


L’antologia di poesie d’amore che ho comprato
per pochi centesimi è, chissà perché, fragile
e si rovina quando la leggo.

Una per volta, butto le pagine sul fuoco
e guardo il fumo che sale
e se ne va.

Sono quasi all’indice quando sento
un brusio nella strada. I miei vicini
stanno a guardare la neve.

Mi metto il giaccone blu e li raggiungo.
I bambini sono in piedi con le bocche
aperte.

Posso vedere nomi – desiderio, estasi, beatitudine –
atterrare sulle loro lingue, poi sparire.


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