Apr 272009
 

Un poema di idee

Questi versi sono un processo, un viaggio e una visione […].
È un «poema da compiere» […] non finito, non finibile, come l’orrore che viviamo.
Il filo principale è quello del percorrimento della penisola, il compendio storico-geografico della catastrofe definitiva […].
Non si può aver compreso il testo e non fare nulla.
La poesia ci chiama in causa, il testo ci cita come testi.
(Dalla Prefazione di Francesco Muzzioli)

In un momento nel quale si sente esaltare la virtù di un «utilizzatore finale» contrapposta al vizio (e al possibile reato) di un inevitabile e speculare ‘avviatore iniziale’ (sarà giusto chiamarlo così?), leggere La forma dell’Italia è come cambiare paese: una sensazione al tempo stesso di esilio e di diverso punto di osservazione, quindi di prospettiva radicalmente diversa da quella alla quale, purtroppo, siamo abituati. Quale italiano onesto non ha pensato, in questi tempi, di “andare in esilio”, di starsene per un po’ lontano da questo paese per respirare un’aria diversa? E, se poi non lo ha fatto, questo si deve proprio al suo essere un italiano onesto. D’altro canto, è la stessa dedica del libro di Lunetta («alla memoria di mio padre Vincenzo e di mia madre Carolina, italiani onesti») a suggerirci questa prospettiva.
«E Foscolo, l’Ugone Niccolò dice soltanto / (Lettera apologetica) “Quanto all’Italia d’oggi, / a me pare fatta cadavere” – nient’altro. // Questa è la forma dell’Italia nelle ore / che stiamo vivendo come passeri strozzati». Se non ce lo dicesse la data posta a suggello del poemetto («Roma e altrove, 2007-2008») e se non ne avessimo già letto ampie anticipazioni circa un anno fa, La forma dell’Italia potrebbe sembrarci un instant book.
Ma, anche attraverso l’esplicita citazione foscoliana posta quasi a conclusione del libro, l’autore, a ogni buon conto, ci avverte che non è così. Dunque non è solo una questione di date, ma è, direi, il carattere originario di questo libro. Il poema di Lunetta è, infatti, un poema di idee e non di fatti. E, in quanto di idee, non può adattarsi a essere di attualità, ma, semmai, d’occasione nel senso più alto che questa espressione ha assunto da quando che Goethe ha definito tutta la sua poesia come «poesia d’occasione». A questo si aggiunga il fatto che queste idee hanno il peso – e lo spessore – di una lunga storia personale e di una lunga storia del pensiero. Pensiero civile, si diceva una volta e si aggiungeva: da Dante al Foscolo.

Ecco il testo completo della mia recensione.

Apr 252009
 

Usciti nel 1993, i due volumi de La letteratura italiana nell’orizzonte europeo, destinati in particolare alla scuola secondaria di secondo grado, hanno avuto una risonanza inusuale per un libro scolastico, fino a ricevere una recensione (per la verità ambigua, ma firmata niente meno che da Pierluigi Battista) sulla prima pagina di “Tuttolibri”.
In realtà, hanno avuto una discreta fortuna in ambito scolastico, ma ne hanno avuta una maggiore in ambito universitario, con numerose adozioni anche (forse soprattutto) all’estero, in particolare nelle università degli Stati Uniti.

Dall’Introduzione degli autori

È noto che Eugenio Montale, nel discorso tenuto a Stoccolma nel 1975 per il conferimento del premio Nobel, definì la poesia un «prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo». E non si può negare che, soprattutto se ci si colloca nella prospettiva del lettore disinteressato (che non sia un critico, che non sia un intellettuale, che non sia egli stesso un autore), i caratteri attribuiti dal poeta genovese alla poesia si possono considerare propri dell’intero mondo delle lettere. Il fatto è però che la storia dell’umanità e – per quel che ci riguarda – quella della nostra penisola stanno lì a dimostrare che, a differenza di tanti prodotti «utili», le lettere, pur se hanno avuto alti e bassi di qualità, non hanno quasi mai conosciuto «crisi di produzione» né «cessazione di attività» ; neppure in epoche storiche durante le quali la costruzione di un «libro» – su cartapecora, su carta di papiro, su lamine o tavolette dei più svariati materiali –, la sua duplicazione e la sua diffusione dovevano fare i conti con enormi difficoltà tecniche. Ma, allora, perché darsi tanto da fare per un «prodotto assolutamente inutile»?
Qui sta il punto: proprio la loro inutile godibilità colloca le lettere tra quegli aspetti dell’esistenza umana che – in una graduatoria discendente dall’amore fino alla partita di pallone – sono in grado di trasformare l’attraversamento di una «valle di lacrime» in un piacevole soggiorno.

Preleva il testo integrale dell’introduzione

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