Ott 222008
 

Luigi Catalano ha presentato la mia lettura

La “Settimana della lingua italiana nel mondo” si è svolta quest’anno dal 20 al 26 ottobre e ha avuto come tema conduttore “L’italiano in piazza”. Il Consolato italiano di Basilea mi ha invitato ad aprire la serata inaugurale della settimana, il 20 ottobre, con una lettura dal titolo Piazze di città, piazze della mente.

L’invito è nato dall’interesse dell’addetto culturale, la professoressa Giuseppina Ruggieri, per il modo in cui in alcune poesie de La mente irretita viene affrontato il tema della piazza. La piazza rosa (di cui trascrivo il testo qui sotto) è una delle poesie di questo libro che ha maggiormente interessato i lettori.
Certo, arrivo buon ultimo – ne sono perfettamente consapevole – ad affrontare questo tema. Lo hanno fatto prima di me poeti talmente illustri che non oso citare il loro nome qui, accanto al mio.
La piazza è, in ogni città, un luogo particolare: che sia una vecchia darsena affacciata sul mare o si apra davanti a una chiesa o davanti a un palazzo civile, raccoglie sempre uno straordinario affollarsi di orme e di prospettive di vita. E io ho guardato, più che i monumenti, queste orme e queste prospettive, appunto.

Il titolo della lettura, Piazze di città, piazze della mente, deriva proprio dal fatto che a questa idea delle “piazze di città” si può accostare un modo di pensare, o meglio, un modo di incontrarsi con gli altri per fermare, per documentare nella conversazione il proprio pensiero. Insomma, il potere dei luoghi  vissuti e il potere della parola detta e ascoltata.

Michele Tortorici, La piazza rosa (da: La mente irretita, Manni, 2008)


Nella piazza rosa attraversata
dal suono di una piccola band con il suo jazz
d’annata che si spande
e suscita ogni tanto brevi applausi
filtrano pochi raggi che la fanno
infinita e le pietre grezze lentamente
si accendono di universi che non vedi.

Angeli affaticati vestono forse forme
d’uomini e non sai
riconoscere il divino e l’umano che il selciato
umido trattiene disegnando
orme d’ansia, impronte
di un comune vagare senza meta
un po’ per gioco, un poco
per cercare ombre di senso mentre imbrunisce
il rosa e si fa buio
e la notte incomincia e sai che deve
durare ancora, fare
vivere nuovi angeli e insieme vecchi
demoni fino alla fine che non giunge
aspettata mai e si improvvisa nuovo giorno.

Sono dunque sensi umani
– mani, braccia, sudori
sonno, stanchezza, desiderio –
tracce di quel divino che la piazza
rosa accoglie e dimentica e trascorre
tra suoni e colori nel momento che le pietre
grezze imbeve e riconosce
già sentite tormentate eccitazioni. Sono
dunque sensi umani – miei sensi, sensi di altri,
sguardi, passi – confini vivi
misure delle cose. Sono, siamo
un universo che ci fa
vivere tutti i giorni come uomini.


Ott 102008
 

A Velletri La mente irretita è stata presentata, nella Sala Micara, Filippo Ferrara e Sara Gilotta. Insieme a me, ha letto le poesie Patrizia Audino. Filippo Ferrara da sempre anima con le sue iniziative instancabili la cultura di Velletri. Sara Gilotta, insegnante di lettere al classico, ha il dono di cogliere in quello che legge tutto ciò che può far vibrare la mente e il cuore: lo fa tutti i giorni con i suoi studenti e lo fa spesso, con delicata sensibilità, per gli amici.

Velletri è la città dove ho scelto di vivere ormai più di venti anni fa. Ha la giusta distanza dalla grande città e la giusta vicinanza – direi il giusto sguardo – verso il mare. Come gli altri Castelli romani, Velletri ha infatti le colline che digradano al mare tra ovest e sud e risplendono così, per gran parte del giorno, dei suoi riverberi. Sono colline di vigneti e uliveti, ma anche di agrumi e di orti; fitte di case (troppe?) che accompagnano lo sguardo fino alle città della costa, Anzio e Nettuno. Più a sud è il Circeo a farla da padrone, a spuntare, non sai se promontorio o isola, a volte da una foschia azzurra a volte da un brillio d’aria asciutta, o che si asciuga dopo i temporali. In questo caso, puoi star certo che, se alzi lo sguardo, vedi anche le isole Pontine, quasi sfacciate a mostrarsi.

Set 242008
 

Il 23 settembre presentazione de La mente irretita da Odradek, a Roma, in via dei Banchi vecchi.
Odradek è ancora una di quelle poche librerie dove si può entrare per chiedere un consiglio – e per averlo – quasi su qualsiasi genere di lettura. È Davide Vender che risponde sempre con gentilezza e competenza d’altri tempi: ma non è un vecchio libraio, è invece un giovane che quasi ogni giorno fa della sua libreria la sede di un dibattito, di una presentazione, di una mostra.
D’altro canto, presentare un libro da Davide è come farlo a casa propria, con la stessa confidenza, con lo stesso “sentirsi bene” in mezzo ad amici, anche se magari non hai mai visto quelli del pubblico.

A presentarmi a Roma è stato Mario Lunetta, quello che io chiamo il mio “scopritore” sia perché ha avuto la pazienza di leggere i testi che, come aspirante poeta esordiente di sessant’anni, gli avevo mandato sia perché ha poi continuato a seguire questo mio singolare esordio con una attenzione, una amicizia e una sensibilità critica che gli fanno onore, se ancora per lui ce ne fosse bisogno.

Set 202008
 

Il 19 settembre a Bologna, alle 16.45, nella sala Blu del Palazzo dei Congressi, presentazione de La mente irretita a cura di Daniele Barca, con l’organizzazione di Vanna Monducci. Letture di Enrico Vagnini, accompagnato alla viola da Anna Maria Gallingani

Enrico Vagnini e Anna Maria Gallingani hanno reralizzato, sui testi delle mie poesie, una vera e propria pièce teatrale per voce e viola di grande suggestione. Daniele Barca mi ha intervistato per aprire e chiudere la pièce.

Ago 202008
 

Fabrizio Corleone e Gios Strazzera (qui a sinistra, con me, nella foto), con l’assessore alla cultura del Comune, Maria Guccione, presentano La mente irretita a Favignana il 19 agosto 2008

Favignana, è l’isola della quale nelle poesie de La mente irretita non faccio mai il nome, ma che ispira l’intera prima sezione del libro, La vita dell’isola, appunto. Si trova nell’arcipelago delle Egadi. È l’isola della mia famiglia e dei miei avi paterni, almeno fino a che li conosco.

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