Mag 112014
 

Sei anni fa, il 4 maggio 2008, è apparsa su un importante quotidiano italiano la notizia che il Governo dell’Ucraina, allora presieduto da Julija Tymošenko, aveva deciso di rimuovere dalle strade delle città ucraine le targhe con i nomi di grandi personalità russe del passato e, tra queste, le targhe con i nomi dei grandi poeti russi. Io non vidi affatto in quel gesto un fenomeno di costume, come sembravano suggerire certi toni leggeri dell’articolo che riportava la notizia in questione. E non vidi neanche una semplice rivendicazione di identità nazionale. Fui invece preoccupato dalla quantità di odio nazionalistico che pensavo fosse stata necessaria per cancellare il nome di Puškin e sostituirlo con quello di Roman Shukhevych, discusso generale che aveva collaborato con i nazisti e partecipato a tragici eccidi negli ultimi anni della seconda Guerra Mondiale.
Fu questa preoccupazione, allora – mi sembra – non avvertita dagli “esperti” di politica internazionale, a farmi scrivere di getto la poesia che trascrivo qui sotto, I nomi dei poeti nelle strade. Pochi giorni dopo, il 12 maggio, volli aprire la presentazione al Salone di Torino del mio libro La mente irretita con la lettura di questa poesia, lettura che fu accolta con emozione, ma anche con una certa sorpresa da parte del pubblico che o non aveva letto l’articolo o non ne era stato particolarmente colpito.
A sei anni di distanza, l’interrogativo che conclude la poesia mi sembra che abbia assunto, come capita a volte alle inascoltate parole dei poeti, un senso profetico.

Michele Tortorici, I nomi dei poeti nelle strade (da Viaggio all’osteria della Terra, Manni, 2012)


Agli amici dell’Ucraina

Amici dell’Ucraina,

lasciateli stare i nomi dei poeti nelle strade
di Kiev e delle altre
vostre città. Quei nomi che volete cancellare saranno
pure di poeti nati in un paese che ora
voi chiamate nemico, ma la patria
dei poeti non è dove nascono, è in ogni luogo dove
sono vivi uomini
sulla terra e la parola
li accompagna.

Lasciateli stare i nomi dei poeti, anzi, dalle targhe
dove sono scritti, copiateli con la vernice bianca sull’asfalto
come una volta facevano i supporter per i corridori
del Giro o del Tour. Scrivete i nomi e poi scrivete anche
i loro versi e camminateci sopra
per vivere.

I poeti di quel paese che ora
voi chiamate nemico sono
poeti del mondo e di confini
non sono abituati ad averne. Lasciateli stare
i loro nomi, se qualcuno
ne avevate prima dimenticato,
aggiungetelo adesso. Scrivete il nome e poi scrivete anche
qualcuno almeno dei versi
che ha composto. Amici, è sempre tempo
di avere parole di poeti per compagne
sulle strade di Kiev e di ogni altra
vostra città: se li togliete
quei nomi, quelle strade
dove credete che vi porteranno?


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