Il 27 ottobre a Velletri

Il 27 ottobre scorso Maddalena Fumagalli ha presentato a Velletri il mio recente libro di poesie Viaggio all’osteria della terra. La sede è stata l’Antico casale di Colle Ionci, messo gentilmente a disposizione da Valeriano Bottini. Le mie letture sono state accompagnate dalla chitarra di Esra Tatlikan.

Una serata ricca di intelligenza e di sensibilità. Non parlo, ovviamente, dei miei testi. Dopo aver pubblicato un libro di poesie, non mi metto certo a dire che sono intelligenti. L’unica cosa che mi sento di fare è leggerle, magari con qualche annotazione che spieghi al pubblico non il testo (che, di solito, si spiega da solo), ma il contesto che ha accompagnato la nascita di questi o di quei versi e che può avere un qualche interesse.
Se parlo di intelligenza e di sensibilità, mi riferisco alle due mie partner.
Comincio dalla musicista. Esra Tatlikan ha fatto una scelta straordinariamente appropriata delle musiche, mai invasive, sempre capaci di accompagnare il ritmo dei versi senza sovrapporsi a esso. E, dopo aver fatto quella scelta, ha avuto la capacità di venire dietro alle mie variazioni, alle mie deviazioni rispetto a quanto stabilito nelle prove e persino, come nel caso della poesia Passeggiate di notte (terza parte della piccola trilogia Viaggio di gruppo a Hiedelberg), a certe mie intemperanze nell’accennare passi di tango. Ecco, i versi ai quali mi riferisco:

Potevamo ballare,
le nostre passeggiate a gruppi di quattro o di cinque, comunque
mai troppo distanti, erano
già di per sé, piuttosto
che cammini, danze: un po’ trascurate, è vero, ma attente
alla cadenza delle nostre chiacchiere, un due tre quattro, quasi
un tango. […].

Maddalena Fumagalli conosce bene tutti i miei versi, ha scritto la bella prefazione, Note per una città, al mio libro I segnalibri di Berlino, ha recensito i miei Versi inutili e altre inutilità; insomma segue da tempo quello che scrivo e lo segue con la capacità di entrarci dentro come se riuscisse a trovare sempre una porta aperta o, meglio, come se riuscisse ad aprire tutte le porte che trova.
Anche questa volta è entrata da par suo nei miei testi, ma questa volta, proprio per la conoscenza che ha di tutto quello che ho scritto, ha tessuto con pazienza tutta una serie di fili tra un testo e l’altro, tra un verso e l’altro, e ne ha ricavato quelli che chiamerei degli arazzi parlanti: sì, arazzi come quelli che Heinrich Heine immagina dialogare tra loro «in dem Schlosse Blahe», nel castello di Blaia, dove la notte, secondo la bellissima invenzione del poeta tedesco, Jaufré Rudel e la contessa di Tripoli prendono vita dagli arazzi nei quali sono raffigurati e continuano a incontrarsi e ad amarsi.
Il pubblico che era presente, oltre ad ascoltare le letture, ha così potuto sentire anche lui quello che questi arazzi avevano da dire, ha potuto avvertire la vita che scorreva nei loro fili, ha potuto sentirsi parte di una raffigurazione completa e straordinariamente efficace del percorso che ho compiuto in questi anni nella mia scrittura poetica. Una presentazione che ha dato un po’ di emozione anche a me.

Un grazie di cuore a chi ha reso possibile questa bella serata.

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