Il mio nuovo libro è una raccolta di saggi di critica letteraria
Il «cammino» che percorro lungo le pagine di questo volume segue due strade che mi sono care.
La prima si addentra nei significati della Commedia di Dante. Da un po’ di tempo mi dedico a cercare in questo poema sia quei passi dove tutto sembra assodato e invece non lo è (ciò che ho fatto nel volume Due bugie di Dante, Anicia, Roma, 2018), sia quelli che da settecento anni presentano dubbi non risolti, o solo apparentemente risolti.
Qui mi occupo di due questioni critiche diverse. Una riguarda la terzina, che definisco il «metro del cammino»: e questo comincia a spiegare il titolo del libro. L’altra questione riguarda due “luoghi”, citati in altrettanti passi dell’Inferno, la cui collocazione geografica ha affannato per secoli i commentatori. Presentando la mia interpretazione, insieme con le «prove» che, senza più nessuna ombra di dubbio, la convalidano, posso affermare che «tutto è enormemente più semplice di come sette secoli di commenti ci hanno voluto far credere» (In cammino, p. 40).
La seconda, e più intricata, strada che percorro in questo libro riguarda «uno di quegli intrecci di testi che costituiscono veri e propri assi portanti della letteratura e, in particolare, della poesia. La storia della quale non è una sequenza di testi, ma una interazione tra testi: è fatta di testi che si rispondono come echi, di testi che rimandano l’uno all’altro come se la pallina di un flipper sbattesse via via su ciascuno di essi» (In cammino, pp. 56-57). All’inizio di questa strada, non c’è altro che un’erba selvatica citata da Orazio nella VI Satira del II Libro: la veccia, che compare sulla copertina del libro in una foto che ho scattato io stesso. Il tortuoso cammino in mezzo a strade letterarie sulle quali si propaga questa erba selvatica conduce – niente meno – da Orazio al Novecento.
È bene aggiungere che, mentre camminavo tra versi ed erbe selvatiche, non mi sono preoccupato di trasferire sulla carta i miei pensieri usando un linguaggio adatto solo a coloro che fossero già esperti delle questioni letterarie affrontate. Nel saggio su La terzina come metro del cammino mi sono addirittura permesso di invitare il lettore a fare qualche esercizio di “cammino”, appunto, seguendo il ritmo delle rime dantesche. il libro è leggero, nel formato e nel linguaggio.