Gen 052019
 

Vi faccio gli auguri per questo anno appena cominciato con dei versi di Walt Whitman che credo non siano mai stati visti come versi capaci di esprimere un augurio e che il poeta stesso non ha certo pensato come tali.

Difatti, quella che vi propongo non è una poesia festaiola, ma quale augurio più bello posso farvi rispetto a quelle parole che il poeta americano ha riferite a se stesso, anche se le ha messe, come per troppa modestia, tra parentesi: «Sono ampio, contengo moltitudini»?

“Contenere” moltitudini è molto più che “accoglierle”.
È unirsi all’universo animato: fino a unirsi proprio a quelle “foglie d’erba” che danno il titolo al grande libro di Whitman e dalle quali il poeta dichiara di voler rinascere nel componimento immediatamente successivo a quello che vi allego, il n. 52: il componimento che conclude il Canto di me stesso. Vi auguro di “essere ampi”, di saper “contenere moltitudini”.

Walt Whitman, Canto di me stesso, 51 (versione del 1892), in Foglie d’erba, vv. 1043-1148


The past and present wilt—I have fill’d them, emptied them,
And proceed to fill my next fold of the future.

Listener up there! what have you to confide to me?
Look in my face while I snuff the sidle of evening,
(Talk honestly, no one else hears you, and I stay only a minute longer.)

Do I contradict myself?
Very well then I contradict myself,
(I am large, I contain multitudes.)

I concentrate toward them that are nigh, I wait on the door-slab.

Who has done his day’s work? who will soonest be through with his supper?
Who wishes to walk with me?


Traduzione di Michele Tortorici


Il passato e il presente sfioriscono – li ho riempiti, li ho svuotati.
E insisto: riempirò la mia prossima piega del futuro.

Ascoltatore lassù! Che cosa devi confidarmi?
Guardami in faccia mentre annuso la sera che viene di soppiatto,
(Parla con franchezza, nessun altro ti ascolta e io resto non più di un minuto.)

Mi contraddico?
Benissimo, mi contraddico.
(Sono largo, contengo moltitudini.)

Mi concentro verso quelli che sono vicini, aspetto sulla porta.

Chi ha finito la sua giornata di lavoro? Chi farà prima con la sua cena? A chi piace camminare con me? Parlerai prima che me ne vada? O ci proverai quando sarà già troppo tardi?


Vi auguro di essere pronti sempre a dire la vostra prima che sia troppo tardi. E spero in un 2019 di serenità e di soddisfazioni per tutti voi.

 

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