Una traduzione da Walt Whitman

Con gli auguri per l’anno che è appena cominciato

La traduzione che vi propongo in questi primi giorni del 2019 non riguarda una poesia festaiola né, tanto meno, una poesia che, di per sé, possa considerarsi augurale.
Eppure il testo di Walt Whitman contiene al suo interno parole che possono essere usate per il più bell’augurio possibile.

Queste parole il poeta le ha riferite a se stesso, anche se le ha messe, come per una eccessiva modestia, tra parentesi: «Sono largo, contengo moltitudini». “Contenere” moltitudini è molto più che “accoglierle”: è congiungersi all’universo animato, al «genus omne animantum» di Lucrezio.
Difatti il poeta americano si unisce a quell’universo, alla sua grandezza, agli uomini che popolano quella piccola parte di esso  che è il nostro pianeta, sino a confondersi con le “Foglie d’erba” che danno il titolo al suo grande libro: «I bequeath myself to the dirt to grow from the grass I love, / If you want me again look for me under your boot-soles» [Lascio me stesso in eredità alla terra per crescere dall’erba che amo, / Se mi vuoi ancora, cercami sotto la suola delle tue scarpe]: così dice il poeta nel componimento successivo a quello che vi propongo, il n. 52, che conclude, con uno straordinario testamento, il Canto di me stesso (qui potete leggere l’intero testo originale di Song of Myself).

Walt Whitman, Canto di me stesso (versione del 1892)
in Foglie d’erba
Traduzione di Michele Tortorici


Il passato e il presente sfioriscono – li ho riempiti, li ho svuotati.
E insisto: riempirò la mia prossima piega del futuro.

Ascoltatore lassù! Che cosa devi confidarmi?
Guardami in faccia mentre annuso la sera che viene di soppiatto,
(Parla con franchezza, nessun altro ti ascolta e io resto non più di un minuto.)

Mi contraddico?
Benissimo, mi contraddico.
(Sono largo, contengo moltitudini.)

Mi concentro verso quelli che sono vicini, aspetto sulla porta.

Chi ha finito la sua giornata di lavoro? Chi farà prima con la sua cena?
A chi piace camminare con me?

Parlerai prima che me ne vada? O ci proverai quando sarà già troppo tardi?


Auguro a tutti di “essere larghi”, di saper “contenere moltitudini”. Oggi è decisamente contro corrente, ma è, è stato e sarà sempre il modo più bello per affermare la propria umanità, cioè per essere felici (cosa ben diversa dal mostrare di esserlo sui social).
Auguro un 2019 di serenità e di soddisfazioni a tutti voi che leggete queste pagine.
Questi auguri, li rivolgo in particolare, alla mia nipotina Stella Deniz che il primo gennaio scorso ha compiuto un anno.

Commenti

  1. Francesca Tortorici 5 Gennaio 2019 at 21:43

    Grazie Michele; veramente bella la poesia e bellissimo il tuo augurio. se tutti sapessimo essere piu’ larghi saremmo tutti più felici sul serio! Auguri anche a te. Francesca

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